Liceo classico e gruppi dirigenti.

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Nell’Europa continentale e in Italia, in particolare, l’uomo politico, si formava nel Liceo classico, oggi non più, con la cosiddetta liberalizzazione degli accessi alla scuola e conseguente massificazione, pur restando i nomi dei diversi Licei, classico, scientifico e tecnico, la realtà è, tuttavia, totalmente cambiata, in seguito a riforme e inevitabile evoluzione delle cose, in una scuola dove fanno irruzione le masse, tutto conduce a una tecnicizzazione della scuola, diventata, nell’essenza, tutta, scuola professionale. La vittima predestinata di tale appiattimento non poteva essere che il Classico, con conseguente eliminazione di ogni processo di iniziazione all’eletto, al politico, il classico langue ora in un’agonia orribile e non ha, come tutte le agonie, speranze di ripresa. Gli iscritti cominciano a calare, scomparirà, Non si trovava in Italia, prima della liberalizzazione dell’accesso all’Università, alcun segretario di Partito che non avesse il diploma della maturità classica, si poteva non prendere la laurea, trascinati dalla passione politica, caso, ad esempio, di Craxi e Berlinguer, ma ciò era un bene per il politico, evitava di infognarsi in una professione, conservava, più o meno, una visione d’assieme, cosa, questa, che deve caratterizzare un politico. Il linguaggio dei politici poteva essere lezioso, quasi sempre per effetto inevitabile dell’impostazione classica, mai, però, sboccato e volgare, anche l’insulto doveva assumere un modo garbato, anche quando sanguinoso e omicida – occorreva lo “stile” per essere Oggi, no, tutto è indignazione, insulto e sguaiataggine, la “vaiassa” napoletana, cosa, però, genuina e spontanea, arrossisce nell’ascoltarlo! La scuola di massa è stato il decreto di morte del classico, v’erano, prima, Facoltà universitarie nelle quali era impossibile entrare senza questo diploma, lettere e giurisprudenza, ad esempio, caso strano, però, a Medicina e Chirurgia entrava anche il diplomato del Liceo scientifico, Liceo ove non si studia il greco, mentre la Medicina può parlare solo in greco, dall’epatico al cardiaco al neuronico alla psiche etc, essendo, nel complesso, il vocabolo medico,  greco, in Italia come nel resto dell’Occidente, l’unico che si avvicina al senso vero, vivo, della parola greca antica, arricchiva, cioè, il greco studiato ala classico, della vita del corpo e dell’anima dell’essere umano. Questo, almeno, è stato il mio caso! E’ un caso che Nietzsche chieda ai presunti filosofi di tornare ad essere “fisiologi”, per dirla in breve, a tornare ad essere come, da Anassimandro a Platone, tutta la grande filosofia greca era stata, indagine “perì psyseos”, sulla natura, essi studiavano, con sguardo d’assieme, il tutto della Natura, non la Natura, come noi l’intendiamo, una parte tra le altre, ma la totalità delle cose abbraccia l’uomo e l’uomo stesso che è in essa, il tutto che l’uomo ha da contemplare, autocontemplandosi. La differenza tra antico e moderno non potrebbe essere più radicale, lì, l’uomo completo, intero, che osserva e contempla l’Intero, qui l’uomo frammento che si frammenta e studia un frammento, lì il “cattolico”, qui l’empirista, il faccendone, lo “spiccia faccende”! Così era, fino al ’68, non giudico, Perché la massificazione, autentico sgarbo al greco? Per capirlo bisogna andare a De Sanctis, Gentile e Croce, ma ancor più ai tedeschi, il concetto di “classico” è nato in Germania, nei suoi ambienti romantici! Da noi lo assunsero i “grandi intellettuali”, direbbe Gramsci, del Meridione, quelli che hanno detenuto l’egemonia culturale su tutto il paese, imponendo il modello di scuola, riforma Gentile compresa, che fino al 1969 imperava in tutta Italia! Fu cosa buona il “classico”? No, nella maniera più assoluta, fu uno dei tanti sgarbi alla verità, uno strafalcione, tal quale l’invenzione dell’euro, una cosa che stiamo pagando, più di quanto paghiamo per l’euro! Io stesso, che il greco adoro e la visione d’assieme idolatro, ho contribuito a questo delitto in maniera cospicua, come il leader più influente del ’68 napoletano, come dirigente di Potere operaio, in Campania e a livello nazionale. Perché? Lo accenno: per una pessima lettura di Marx, una lettura, cioè, marxista, considerammo la scuola per quella che, inesorabilmente, sarebbe diventata, opificio per la produzione della forza lavoro umana, quella che oggi è. Non solo i sessantottini avevano questa impostazione, ma tutto ciò che sapeva di sinistra, cioè quasi tutti, dai cattolici ai comunisti. Lo slogan “operai e studenti uniti nella lotta” inglobò e tritò tutti, il tecnico lo scientifico e il classico, il latino, ma, ancor più, il greco, furono contestati, cosa che già da tempo avveniva. “A cosa ci servono” ci si chiese nello stesso Liceo Classico, fu, prima, il dubbio, poi la convinzione, sulla loro funzione: “non servono a niente, non ci portano ad alcun impiego, ad alcun reddito”, sia pure in forma meno violenta e decisa, era quanto tutti convenivano, già da tempo, fosse. La deriva straripò! La Tecnica moderna trionfava su tutto, divenne il fine della vita umana, la vita dell’uomo un mezzo per la tecnica, non questa un mezzo per l’uomo, non l’uomo usa la tecnica, ma questa l’uomo, questa è oggi l’essenza della tecnica, l’essere essa chi dispone dell’uomo. Se l’ho capito bene, questo è quanto dice anche Heidegger nel suo famoso saggio, incompreso, sull’Essenza della Tecnica moderna. L’unico Liceo che, sia pure alla lontana, si poteva definire “scuola”, ossia cosa vicina alla scholè greca, all’otium latino, aspirò a divenire, anch’esso, luogo di preparazione professionale! Quanta inconsapevolezza di ciò che si preparava, l’uomo si preparava a diventare, solo forza lavoro, obsoleto come le macchine, da esso logorato e usato, con la sua obsolescenza anch’egli reso obsoleto! Da “rottamare”, vocabolo che ha fatto capolino in Italia, in un mondo politico che tutto è tranne che politico! Altro che Marx che dava alla tecnica la sola funzione di diminuire fin quasi allo zero il lavoro umano, per lasciarlo alle macchine, per poter, libero dal lavoro, contemplare, oziare, scholein e anche pescare, danzare, nuotare, tutte attività, con altre, che coadiuvano la meditazione. Marx non capì, fino in fondo, l’essenza della tecnica moderna, per quanto molto di ciò che dico l’ho sentito dire per prima da lui. L’uomo delle professioni e dei mestieri ha sostituito quello del classico come terreno di cultura per la formazione del politico, peccato che dai mestieri la Politica non possa sorgere! Il Classico, tuttavia è morto, i morti sono brutti, non amo dare ragione a chi, sconfitto, muore, non per questo, però, mi metto con i vincenti, i “vivi”, specie quando questi sono più brutti dei morti; è morta l’esigenza di un luogo di iniziazione vera, dura, alla politica? E’ morta l’esigenza di non affidarsi ai mestieranti quando è questione di Altezza dello Spirito? Preferisco capire perché chi soddisfaceva questa esigenza non abbia retto, indagare su cosa fosse il bruco che bacava il classico. Il classico stesso, penso e rispondo, il suo concetto! Chi è il classico, quando nacque, sulla base di quale esigenza, era viziato all’origine o andò logorandosi come è destino di ogni cosa?  Molto abbiamo invidiato il “pragmatismo” statunitense e la sua scuola, la convinzione di Marx, rivelatasi vera, che l’Inghilterra, ov’egli, nella Biblioteca del British Museum, studiava e scriveva, annunciasse il destino dell’intero pianeta. Tale funzione di avanguardia l’Inghilterra ha trasferito alla sua grande colonia americana, che lo fa in maniera più rozza, priva di nobiltà, sia pure, anche quella inglese, più di maniere che di sostanza, manierista come il nostro Bembo che imitava Petrarca”! La nobiltà dell’uomo è finita con quella antica, non si illudano i salotti snob, si esprimeva nelle grandi gesta, come tentava di fare, poverino, Don Chisciotte. Non è evidente, ormai, l’ammainabandiera della Teoria, la più nobile delle nobili gesta dell’uomo? L’avventura dello Spirito! Importanti sono le domande, non ci sono risposte che non rispondano a chi e cosa ci interroga! Lo “spiccia faccende”, abile e lesto, è l’uomo nuovo! Non è un gran che di uomo, si ammetta, andrebbe superato e lasciato per sempre, visto lo stato cui ha ridotto il mondo, su un anello, qual è l’Eterno, il superamento si può ottenere solo con un andare avanti che, simultaneamente, è un tornare indietro. Ci resta da capire perché chi, il classico, che inneggiava all’Antichità, abbia fatto cilecca, ottenendo la sua Apparente? Non è la Tecnica che ha battuto e sconfitto il classico, è questi che si è dato morte senza accorgersene, esattamente come la Metafisica non fu abbattuta da Locke e Hume, i padri del’empiria moderna, ma da se stessa, cosa che Kant afferra al volo, mettendo il Pensiero su una srada nuova, quella più vecchia! Seguirà, questa è la quarta, una quinta puntata, dal titolo: 8. Nietzsche, Nascita della tragedia e il classico.