Qualificazione delle stazioni appaltanti: rischio ingorgo

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(foto da Pixabay)

di Salvatore Magliocca

Dal 1° luglio, chiarisce il comunicato firmato da Busia, scatterà la tagliola del rifiuto del Codice identificativo di gara (CIG) alle stazioni appaltanti non qualificate, che in questo modo non avranno altra scelta che cedere la gestione della procedura a soggetti in possesso dei requisiti.

Gli effetti che questo provvedimento rischia di avere sui progetti, anche sui Pnrr ancora da bandire, da parte dei Comuni è inimmaginabile.

Ovviamente i progetti e i conseguenti investimenti Pnrr, anche con il nuovo codice, continueranno a viaggiare sulle corsie preferenziali disegnate dal decreto Semplificazioni (Dl 77/2021) e quello sulla governance del Recovery (Dl 13/2023).

Ma è opportuno chiarire che nella normativa richiamata non sono previste deroghe specifiche sulla qualificazione delle PA.

I tempi stretti potrebbero generare un ingorgo preoccupante. Basti pensare che l’ANAC ha fissato la data del 1° giugno per presentare domanda per ottenere la qualificazione. Mentre il termine fissato dal codice è indicato per il 1° luglio.

Orbene, considerando che – almeno fino a tutto il 2024 – i membri di diritto saranno solo i 107 comuni capoluogo di provincia e le 130 unioni dei comuni, sarà necessario verificare in primo luogo quanti dei ben 7.843 comuni non capoluogo riusciranno a produrre domanda sulla piattaforma messa a disposizione dall’ANAC.

Pertanto, sarà fondamentale verificare se l’Autorità preposta riuscirà in un mese a rilasciare un numero consistente di qualificazioni che consentirà di evitare il prevedibile effetto imbuto che ne potrebbe conseguire.

Un eventuale ingorgo sul rilascio delle qualificazioni genererebbe, da parte dei piccoli comuni, un ricorso in massa al supporto delle Stazioni Appaltanti qualificate di diritto con un effetto domino negativo per le procedure superiori a 500 mila euro.

Un intervento chiarificatore del Governo, a questo punto, è più che auspicabile.