Sysco e le tariffatrici, quando Napoli era la culla dell’innovazione

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In foto il set completo di macchine per affrancatura e spedizione di corrispondenza
C’è stato un tempo in cui Napoli era la culla italiana dell’innovazione. Un tempo in cui società come la Sysco di Vincenzo Manzini e Paolo Pantani, due esperti di informatica nati alle pendici del Vesuvio, mettevano sul mercato una delle più grandi rivoluzioni tecnologiche del secolo scorso: la tariffatrice postale. Una macchina che consentiva, in via automatica, di gestire qualsiasi operazione di invio di corrispondenza senza necessità di lunghe e complesse attività, manuali, di confezionamento, timbratura e registrazione.
In foto Paolo Pantani
“Era un progetto unico a livello internazionale – ricorda oggi Pantani – e lo curammo io e Manzini, che era mio zio materno. Il ministero delle Telecomunicazione ci ordinò 3mila esemplari”. Il ministro era Antonio Gava, napoletano. “E ricordo che gli dissi che grazie a questa tariffatrice si sarebbe risparmiato molto sulla forza lavoro – prosegue Pantani, oggi funzionario del Comune di Napoli – però a quel punto lui spense il sigaro toscano, e nell’imbarazzo generale disse, in dialetto: Ma vuje ‘o sapite ca pe’ fa’ ‘o ministro aggio dato ‘o posto a 15.000 pustini?”. E che successe? “Mi corressi abilmente dicendo che intendevo che si risparmiava solo sulla forza fisica dei dipendenti a sollevare plichi e pacchi postali e poi  tutti a ridere, dirigenti, ministro e sotto-
segretario”. La Sysco non si fermò alle tariffatrici postali ma realizzò macchine per le biglietterie ferroviarie e navali oltre che per le agenzie di viaggio. “La commessa per Caremar, Siremar, Toremar e altre compagnie di navigazione era gestita dalla Finmare (controllata dall’Iri, nda) – racconta Pantani – e noi pur avendo una macchina totalmente innovativa perdemmo contro la Olivetti che, invece, presentava un semplice e ingombrantissimo pc”. A quel tempo, però, “la Olivetti era una società potente e io, benché dimostrai a un certo Rossi, manager della Finmare, la superiorità evidente della nostra tecnologia fui costretto, con mio zio, a veder passare davanti l’azienda di Ivrea, che utilizzava probabilmente metodi più convincenti dei nostri”. In quegli anni teneste a battesimo anche un giovanotto poi diventato famoso. “Sì, era un capellone che lavorava al centro di ricerca e formazione gestito prima da Olivetti e poi da Honeywell. Parlava, già all’epoca, di democrazia informatica, era Gianroberto Casaleggio”.