Dalla Cina… con interpretazione

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La Basilica dello Spirito Santo e l’esercito di terracotta. Strano connubio. 170 riproduzioni fedeli in tutto e per tutto a quell’enorme distesa di statue in terracotta che in Cina, nella necropoli di Xi’an, dovevano accompagnare e difendere l’imperatore nel suo mausoleo e nel suo definitivo traguardo. Proprio qui, a Napoli, Italia. Basilica cristiana e necropoli d’altra cultura fondono le proprie sacralità e regalano un emozione profonda al visitatore. Nella semi oscurità emergono i volti, uno diverso dall’altro, le vesti e le scarpe che identificavano non una massa informe ma gli individui che componevano quest’esercito. Emozionante (ed economico) viaggio in quel mondo affascinante e lontano di cui non sempre si comprendono le ragioni. Le indicazioni, fornite passo dopo passo nell’esplorazione, permettono di decodificare la distesa di figure ed il loro significato. Se i turisti, napoletani e non, si sottopongono pazientemente all’attesa in fila, per strada, pioggia o bel tempo che sia, un motivo ci sarà e non è soltanto la curiosità di vedere antichi capolavori provenienti da una civiltà che ancora oggi presenta moltissimi aspetti poco conosciuti in occidente. Il processo interpretativo, lo studio delle luci e dei punti di vista ha reso la visita un esperienza. La possibilità di avere il medesimo colpo d’occhio di cui si può godere a Xi’an rende più reale il viaggio nel tempo e nello spazio. Con un impegno economico minimo, rispetto a quello decisamente più corposo di uno spostamento Italia-Cina, è possibile abbattere per qualche momento le distanze spaziotemporali.
L’antica Cina è vicinissima, a pochi metri di strada e qualche gradino in pietra. I Balestrieri che precedono i cavalieri e i carri e poi i fanti in fila per quattro, e poi le truppe. Mancano le armi nelle mani dei guerrieri, mancano in Italia come in Cina perché furono usate dal popolo durante alcune rivolte dopo la morte di Qin Shi Huangdi. Grazie all’illuminazione ed ai punti di vista offerti se ne ha però la percezione precisa. Qualche esemplare è esposto singolarmente ed è sicuramente d’interesse per lo stato conservativo della lama che grazie alla lavorazione è oggi ancora perfetta e tagliente.
Edenlandia, il circo o una realtà disneyana sono lontani anni luce per la buona pace dei detrattori delle tecniche interpretative. Il rispetto per i reperti ed il loro significato viaggia a braccetto con l’emozione del visitatore. Wow, ci voleva, era ora. Mostra fuori dai grandi circuiti? Piuttosto la conquista di una postazione nell’élite espositiva internazionale. Un modello per le altre strutture: una mostra così strutturata, in una città come Napoli dove ancora si cerca una dimensione espositiva capace di emozionare, è un esempio dal quale trarre alcuni dei principi di cui la gestione di un bene culturale ha bisogno. Primo punto il pagamento. Si tratta di una mostra non di un esposizione fissa, di un museo. Le mostre non devono essere gratuite. Il pubblico però deve essere contento di pagare per l’esperienza che si aspetta di vivere e che gli deve essere data. I visitatori in fila sul marciapiede davanti alla Basilica dello Spirito Santo, in attesa di entrare ne sono la prova.
Secondo principio, inalienabile: l’esperienza. La capacità del gestore è quella di trasformare un più o meno veloce passaggio davanti alle opere in una esperienza emozionante, nella quale è piacevole indugiare perché sollecitati da alcuni stimoli. In terza battuta l’accessibilità del luogo. La scelta del luogo ha tenuto conto senz’altro della fortunatissima condizione dei trasporti: metropolitana, autobus cumana. Dove dovesse mancare l’uno c’è sempre
un’altra possibilità. Vicinanza ad altri siti, negozi e bar e tante altre opzioni che hanno reso la scelta molto indovinata.
Non ultimo, ovviamente, l’argomento misterioso e affascinante, la cultura di un popolo che era contento di seguire il proprio imperatore anche nella morte, la rappresentazione inusuale di un esercito a grandezza naturale che per essere davvero apprezzato nella sua consistenza e disposizione necessita di una vista dall’alto. Probabilmente, anzi certamente. In realtà sarebbe stato fin troppo facile trasformare questa mostra in una semplice esposizione di figure. Forse un aiuto lo hanno fornito, lo scorso anno, gli allestitori non italiani, dello spazio dedicato ai guerrieri di terracotta al festival dell’Oriente. Nulla di male nel saper cogliere il buono da chi sa metterlo in pratica. Pochi esemplari, riproducenti alcune figure di combattente e qualche carro erano stati offerti al pubblico come esperienza da vivere e non solo da osservare. Un battistrada a quello che senza dubbio è uno dei pochissimi esempi di applicazione delle tecniche interpretative in città.