Elezioni pulite e il ritorno alla normalità

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di Anthony M. Quattrone, Ph.D

Il presidente Donald Trump ha perso le elezioni. Le ha perse in modo pulito. Non ci sono stati brogli e non ci sono stati grandi errori da parte degli addetti alle operazioni di voto in nessuno dei 50 stati o nei diversi distretti elettorali. Le poche irregolarità, abbastanza fisiologiche quando votano oltre 140 milioni di cittadini, non hanno favorito né una parte né l’altra. Ci sono state contestazioni legali e procedurali rispetto alle date cui accettare il voto per posta, al tipo di documento d’identità richiesto per chi votava di persona, su come contare i voti espressi con schede che gli scanner non riuscivano a leggere. Niente di più. Tutte le accuse, le esagerazioni, i video virali e le tante parole dette e messe in giro da complottisti di ogni specie, sono state rispedite al mittente. Non dai democratici, non da chi ha votato contro Trump, ma dagli stessi governatori repubblicani, dagli amministratori elettorali repubblicani, dai giudici nominati dai politici repubblicani, dalla stampa repubblicana. Insomma, Trump è sconfitto ed è isolato.
Le attuali accuse di brogli e di errori grossolani portate avanti da alcuni sostenitori di Donald Trump rientrano nella più ampia battaglia in corso negli USA sulla rappresentazione della realtà. Prima dell’ascesa di Trump, democratici e repubblicani potevano interpretare diversamente un evento, un accadimento, ma erano d’accordo che erano cose effettivamente accadute. Durante il corso del mandato del Presidente Trump, la CNN ha più volta messo in onda una pubblicità mostrando una mela, indicando che non importava quante volte la si volesse chiamare una banana, anche urlando ad alta voce, sarebbe sempre rimasta una mela. In America, con l’elezione di Joe Biden e Kamala Harris, è stato fatto un grande passo verso la normalità della realtà. Una banana è una banana e non è e non sarà mai una mela. Così come una mascherina da indossare durante la pandemia è sempre e solo una mascherina e non una dichiarazione politica. Trump accusava i democratici di usare il mantra “Covid-Covid-Covid” per motivi elettorali, e che la pandemia sarebbe miracolosamente scomparsa dopo le elezioni. Invece, continua ad esistere e i 244 mila morti sono reali. Così come lo sono i 181 mila nuovi casi registrati il 13 novembre. I morti e i contagiati sono democratici e repubblicani, cittadini e immigrati, giovani e anziani, imprenditori e operai, bianchi e neri.
È innegabile che una parte dell’opinione pubblica negli USA, così come altrove, è affascinata dalle interpretazioni fantasiose della realtà. Le teorie complottiste sono all’ordine del giorno. Colpiscono intellettuali e persone meno colte, ricche e meno abbienti, forse con pari frequenza. Il dubbio, non quello sano, scientifico, si è insinuato dovunque. E così si leggono commenti sui social che lasciano senza parole. Si nega l’esistenza del COVID-19, così come si nega che Biden abbia vinto in modo pulito le elezioni.
Tornando alla realtà, Joe Biden sarà il 46mo presidente degli Stati Uniti il 20 gennaio 2021. Senza una politica atta a contenere la pandemia, si stima che per quella data moriranno negli USA almeno altre 100 mila persone. Ed è per questo che Biden ha deciso, come primo atto formale da “president-elect”, di nominare una commissione sanitaria composta dai migliori specialisti attualmente disponibili negli USA, per affrontare la pandemia in modo decisivo, sistematico e scientifico. È il ritorno alla normalità della realtà.