Embraco, Alcoa e Ilva: settimana di fuoco

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(AdnKronos) – Settimana decisiva per le maggiori vertenze sul tavolo del Mise, da Embraco ad Alcoa, dall’Ilva a Italiaonline. Mentre al Quirinale parte il secondo giro di consultazioni per cercare di formare un nuovo governo, i tavoli di confronto al Mise tra sindacati e aziende vanno avanti: si lavora a restituire un futuro alle produzioni ma sopratutto a disinnescare la mina esuberi che per le quattro vertenze complessivamente vede in ballo il destino di oltre 5mila lavoratori.

Domani sarà il turno di Embraco e di Alcoa. Nella prima si cercherà di scongiurare la chiusura del sito torinese di Riva di Chieri. Il tempo incalza. Il governo ha ottenuto nelle scorse settimane il congelamento a fine anno dei 497 licenziamenti annunciati dalla società del gruppo Whirlpool e sta cercando di verificare con Invitalia la possibilità di cedere il sito ad altre realtà industriali interessate alla reindustrializzazione dell’area. Domani dunque si dovrebbero scoprire le carte sulle manifestazioni di interesse realmente perseguibili, e all’orizzonte sembrerebbero esserci alcune proposte, con cui ridare un futuro a tutti e 597 i lavoratori dello stabilimento.

Sul tavolo del Mise approderà poi nel pomeriggio anche la vertenza sullo stabilimento ex-Alcoa di Portovesme ceduto due mesi fa alla Sider Alloys. E’ il primo incontro seguito all’acquisizione da parte dell’azienda svizzera e Fim Fiom e Uilm si attendono di conoscere il piano industriale con cui rilanciare la produzione di alluminio in Sardegna e rioccupare i 400 operai rimasti e attualmente in cassa integrazione. Ma le attese potrebbero andare deluse: l’azienda infatti, pur ribadendo la volontà di fare presto e di voler far decollare il revamping prima dell’estate sarebbe ancora in attesa del dettaglio delle offerte economiche, cinesi della Chinalco in testa, per il restart dello smelter cosa che non consentirebbe alla società di entrare nel vivo del piano.

Settimana decisiva anche per l’Ilva. Il confronto tra Arcelor Mittal e sindacati non riesce a decollare. E’ muro contro muro infatti sui 4mila esuberi annunciati dal gruppo e sulla discontinuità contrattuale che l’azienda vorrebbe applicare ai 10 mila lavoratori riassunti nella ‘nuova Ilva’. Un braccio di ferro che ha di fatto paralizzato il confronto già peraltro condizionato da ‘fattori esterni’, dalla decisione dell’Antitrust europeo attesa per maggio a quella sulla sentenza del Tar del Lazio per la sospensiva del Pdcm ambientale del governo.

Si deciderà dunque mercoledì prossimo, 11 aprile, se la vertenza Ilva avrà un futuro o meno, almeno nell’immediato. Se i numeri dell’occupazione non dovessero cambiare e se venisse confermata la volontà di non riconoscere una continuità contrattuale per i lavoratori riassunti, hanno già minacciato la scorsa settimana Fiom e Uilm, il tavolo potrebbe conoscere un brusco stop.

Corsa contro il tempo anche per la vertenza su Italiaonline. Il governo dimissionario è riuscito a replicare il modello Embraco e ha ottenuto nelle scorse settimane una sospensione per i 400 esuberi annunciati dal gruppo, di cui 248 a Torino, e uno stop anche ai 241 trasferimenti da Torino a Milano. E mercoledì’ 11 aprile al Mise si continuerà a lavorare alla ricerca di soluzioni alternative per il territorio e l’occupazione.