I fiori che alimentano la speranza nel futuro

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1.
Fra tante brutture nascono fiori, che aprono il cuore alla speranza. Un ragazzo, Lorenzo Piadazza, ha 18 anni. Non ha esitato a lanciarsi sui binari della stazione-Piazza della Repubblica- del Metrò a Milano: un bambino, due anni e mezzo, è sfuggito al controllo della mamma ed è caduto sui binari mentre è annunciato l’arrivo del treno. Lorenzo non ci pensa su due volte, si toglie lo zainetto, si lancia sui binari, afferra il bambino e lo consegna alla mamma che passa dalla disperazione alla gioia. Ed è andato via. Così, come se non avesse fatto niente di particolare. È accaduto martedì 13 di febbraio. Tutto documentato dalle telecamere di servizio. Il bambino si chiama Mohamed ed è, l’altra bella notizia, di origine senegalese. Il Sindaco di Milano, Sala, ha fatto di tutto per rintracciarlo e ringraziarlo per questa sua testimonianza di coraggio civico. Da mettere insieme all’altra dimostrazione del senso del dovere di Claudia Castellano, che dalla cabina di controllo ha visto il bambino sui binari ed ha bloccato il treno in arrivo. Il giovane Lorenzo non lo sapeva ed ha messo a rischio la sua vita per salvare quel bambino. Due belle testimonianze, due Italiani che non hanno guardato al colore della pelle e ciascuno per la sua parte ha salvato la vita di Mohamed. Senza nulla chiedere e senza esibizioni di sorta. Ha detto Lorenzo una volta rintracciato: “Ho fatto una cosa che mi sembrava giusto fare…anche i miei genitori mi hanno detto che sono contenti di me”. Commenta Giangiacomo Schiavi sul Corriere della Sera del 14 di febbraio: “… è la conferma che ci sono sentimenti più forti del male che assedia le nostre faticose giornate, che non ci sono soltanto negatività ed orrori intorno a noi… un giovane che offre aiuto senza chiedere niente in cambio”. Una testimonianza contro l’indifferenza, contro quei tanti che in ogni campo, nel momento della prova, troppo spesso girano lo sguardo dall’altra parte. Con ragazzi come questi possiamo alimentare una qualche speranza nel futuro.

2.
Di converso, si manifesta minacciosa l’altra Italia, quella che, tragicamente, viene ritenuta addirittura maggioritaria. Sui social appare un giovane di colore a cui una capotreno di un Freccia Rossa da Roma a Milano contesta la validità del biglietto esibito. Subito sono apparsi ben 120.000 Italiani con il pollice “verso”. Poi, la capotreno ha spiegato che il “giovane di colore” aveva soltanto estratto dalle proprie tasche il biglietto sbagliato, perché quello giusto lo aveva e lo ha esibito successivamente. Tutto qui, ma intanto i 120.000 “giudici” avevano già emesso la sentenza inappellabile. Con buona pace di quel gran numero di Italiani che “viaggiano a sbafo, da cui” riferisce massimo Gramellini nel suo “Caffè” del Corriere del Mezzogiorno del 14 di febbraio, “i controllori rimangono alla larga per timore di prendersi una coltellata o comunque una scocciatura”. Tutto questo, continua Gramellini, “in un clima elettorale dove la testa ed il cuore hanno ceduto il posto alle viscere, resta solo da augurarsi che fra quei 120.000 pollicioni sguainati non sventolasse quello di un altro Traini di Macerata”.

3.
Sono “d’accordo”, per quanto gli possa interessare, con Luigi Di Maio: lo scandalo, che riguarda un po’ di parlamentari, alcuni anche ricandidati del Movimento 5 Stelle, denominato “rimborsopoli”, proprio in forza di quelle “viscere” di cui parla Gramellini, non provocherà danni elettorali a quel Movimento. Votare Cinque Stelle costituisce una sorta di scorciatoia per troppi elettori, che sentono il bisogno di “lavarsi” l’anima. Anche delle loro responsabilità. Intanto, il fu Cavaliere imperversa con le antiche giaculatorie, sempre le stesse dal 1994, al netto delle sue responsabilità di Governo di oltre un decennio. Con buona pace dell’antiberlusconismo militante, disperso nei mille rivoli, confluiti, impotenti e sconfitti, in Liberi ed Uguali o nello stesso Movimento Cinque Stelle. Con la ben magra soddisfazione di vedere “morto” Matteo Renzi. Per fortuna, sul piano personale, ho la modesta fortuna di trovare sulla scheda elettorale ancora il simbolo dell’antico Partito Socialista.

Franco Iacono