Il cambiamento, dal possibile all’improbabile

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Possibilità Preferisco il cinema. Preferisco i gatti. Preferisco le querce sul fiume Warta. Preferisco Dickens a Dostoevskij. Preferisco me che vuol bene alla gente, a me che ama l’umanità. Preferisco avere sottomano ago e filo. Preferisco il colore verde. Preferisco non affermare che l’intelletto ha la colpa Possibilità Preferisco il cinema. Preferisco i gatti. Preferisco le querce sul fiume Warta. Preferisco Dickens a Dostoevskij. Preferisco me che vuol bene alla gente, a me che ama l’umanità. Preferisco avere sottomano ago e filo. Preferisco il colore verde. Preferisco non affermare che l’intelletto ha la colpa di tutto. Preferisco le eccezioni. Preferisco uscire prima. Preferisco parlar d’altro coi medici. Preferisco le vecchie illustrazioni a tratteggio. Preferisco il ridicolo di scrivere poesie, al ridicolo di non scriverne. Preferisco in amore gli anniversari non tondi, da festeggiare ogni giorno. Preferisco i moralisti che non promettono nulla. Preferisco una bontà avveduta a una credulona. Preferisco la terra in borghese. Preferisco i paesi conquistati a quelli conquistatori. Preferisco avere delle riserve. Preferisco l’inferno del caos all’inferno dell’ordine. Preferisco le favole dei Grimm alle prime pagine. Preferisco foglie senza fiori che fiori senza foglie. Preferisco i cani con la coda non tagliata. Preferisco gli occhi chiari perché li ho scuri. Preferisco i cassetti. Preferisco molte cose che qui non ho menzionato a molte pure qui non menzionate. Preferisco gli zeri alla rinfusa che non allineati in una cifra. Preferisco il tempo degli insetti a quello siderale. Preferisco toccar ferro. Preferisco non chiedere per quanto ancora e quando. Preferisco considerare persino la possibilità che l’essere abbia una sua ragione. Wislawa Szymborska


Sto ascoltando in televisione la storia di una giovane imprenditrice di Caserta, disperata perché in mano alla camorra. Ma il vero nemico è un altro. Si trova in una situazione da incubo perché, incomprensibilmente, la burocrazia ha fermato dei soldi che deve ricevere. Ora dovrà chiudere tutto, stava per suicidarsi. Lo immaginate ovviamente chi rileverà la sua impresa agricola? Chi è il vero delinquente in questa storia. Sono migliaia i casi di disperazione determinati dalla maggiore banda delinquenziale che ci sia: la burocrazia. Ma cosa fanno le migliaia di burocrati che paghiamo? Il loro compito è di bloccare, rallentare, confondere, impedire, far diventare matti o spingere al suicidio. Ma poi se ritardiamo di pagare qualcosa la loro tempestività è stupefacente. Ma come mai il processo per prendere è così oliato e quello per dare incrostato e sembra inesistente tanto che quando agisce spesso, tutto è finito? Ma continuiamo a sopportarlo essendo il potere così sbilanciato a loro favore. Sembrerebbe così semplice fare le cose bene, ma noi non riusciamo ad andare avanti, perché un sistema stupido e disonesto ha creato nel tempo, un’architettura burotecnocratica che ha lo scopo di mantenere se stessa mangiandosi l’Italia. Si sa benissimo cosa non va, tutti lo vediamo continuamente, anche per i ciechi è lampante la causa dei nostri mali. La burocrazia e tutti gli altri effetti collaterali sono noti, ma quello che si fa ora con Renzi, anche se utile, anche se sembra stia uscendo dall’accettazione passiva, non riesce ad agire nei confronti della grande causa che impedisce il cambiamento. Il vero conflitto è tra due forme di potere: uno negativo di blocco, (che paradossalmente coincide con il potere legittimato nel tempo, e trova nella pubblica amministrazione e nella burocrazia), e uno divergente, orientato al fare, ma che è permanentemente neutralizzato o rallentato. Il cambiamento interessa a chi sta male e spera in miglioramenti ovviamente, mentre chi ha il potere e ne sta godendo i vantaggi vede solo rischi dal cambiare delle cose. Continuiamo a dirlo ma quello che accade è un refolo di vento che crea solo un’increspatura nel mare, neanche l’idea di un’onda. Tutti vediamo cosa non va, è plateale, è di un’evidenza che acceca, ma poi non riusciamo a fare cose che agiscano nei confronti della causa o delle cause principali. Spesso si agisce verso gli effetti delle cause e quindi non si può risolvere il problema e prendere decisioni evolutive davvero. In qualche modo anzi questa incapacità chirurgica e l’azione ora ortopedica, ora palliativa, continua a dare nuova linfa alle cause, che trovano sempre nuove strade per rinforzarsi e quindi mantenere il problema. Noi continuiamo in quest’ambiguità: affermiamo di voler realizzare alcuni risultati mantenendo in vita la causa che li impedisce. Naturalmente è diversa la percezione del problema: quello che per me è problema per altri, che lo creano, è la soluzione, ovviamente. Si, Renzi è credibile e sta facendo cose utili, ma gli effetti ancora non si vedono, in alcuni casi sembra che nonostante tutto si arretri ancora. Certo, si fa “quello che si può”, ma “quello che si può” non coincide “con quello che si deve” e allora diventa tragico dover concludere che “quello che si deve non si può fare ma possiamo continuare a dire che andrebbe fatto”. Renzi nonostante corra, va troppo lento. Ogni tanto segna un punto un più nel “tabellone” delle sue azioni e si capisce anche la bontà del processo. Ma ci sono sempre troppi punti in Mineo.