Storia e panorami mozzafiato al Parco Archeologico di Pausilypon

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Giungiamo alla grotta di Seiano in una calda mattina di maggio. Non ne sappiamo molto, ma quel che sappiamo è che quell’ingresso così imponente, maestoso e misterioso al contempo, ci condurrà ad una mirabile scoperta. E ancora una volta, Napoli non delude le aspettative.
La Grotta è in realtà un traforo di epoca romana lungo più di 700m che collega l’area di Bagnoli e dei Campi Flegrei con il Vallone della Gaiola, passando per Baia Trentaremi. Si tratta di una galleria artificiale realizzata in epoca romana scavata nel tufo e progettata dall’architetto Lucio Cocceio. Il suo nome si riferisce al prefetto dell’imperatore Tiberio, Lucio Elio Seiano, che allargò la galleria nel I sec. d.C., cinquant’anni dopo la sua realizzazione avvenuta per volere di Marco Vipsano Agrippa, con lo scopo di collegare la villa di Publio Vedio Pollione, situata nel Parco Archeologico di Pausilypon, area in cui arriva la grotta, e le altre ville patrizie di Pausilypon ai porti di Puteoli e Cumae.
Il rinvenimento della galleria è relativamente recente, risalendo al 1841 in occasione di lavori di ampliamento di una strada. Il luogo fu reso nuovamente agibile su richiesta di Ferdinando II di Borbone e ben presto divenne meta di molti turisti. Nel tempo venne abbandonata, fino a quando, durante la seconda guerra mondiale, divenne rifugio antiaereo per gli abitanti di Bagnoli. Dal 2009 la grotta è stata riaperta al pubblico e rappresenta la via d’accesso al Parco Archeologico del Pausilypon.
Pausyllypon, tregua dagli affanni, così detto in relazione al potere rigeneratore del luogo, con le sue incomparabili bellezze, fu il luogo perfetto dove il cavaliere romano Publio Vedfio Pollione fece erigere la sua villa nel I secolo a.C. Usciti dalla grotta, dopo aver attraversato un breve sentiero, davanti ai nostri occhi si schiude un panorama mozzafiato: la vista spazia da Nisida a Capri, a Ischia, sotto di noi l’incantata baia di Trentaremi dove, in una vegetazione rigogliosa e incontaminata, tra le rocce e il tufo, nidificano i gabbiani. La villa fu eretta adeguando l’architettura alla natura dei luoghi comprendendo, oltre alla parte abitativa, impianti termali, giardini, quartieri per gli addetti ai servizi, aree per gli spettacoli. In particolare, è possibile ammirare i resti del Teatro la cui gradinata è costruita sfruttando il pendio della collina, secondo un collaudato schema costruttivo, tipico dei teatri greci.
Un giardino porticato divide la scena del teatro maggiore da un secondo teatro, di dimensioni minori e coperto: l’Odeion (gr. oidêion, da oidé, “canto”), destinato alle audizioni di poesia e musica. Oltre ai teatri, sono visibili i resti di alcune sale di rappresentanza della villa, le cui strutture marittime fanno oggi parte del limitrofo Parco Sommerso di Gaiola. Alla morte di Vedio Pollione il Pausilypon entrò a far parte del demanio imperiale. Pollione lasciò la villa in eredità ad Augusto, con la clausola che gli venisse eretto un monumento funebre. L’imperatore accettò la villa, ma si rifiutò di onorarne la memoria: Pollione aveva la fama di un uomo vizioso e crudele. La villa continuò a essere abitata fino al IV secolo d.C., subendo numerose ristrutturazioni e ampliamenti affinché il primitivo nucleo fosse ampliato e adeguato alle nuove funzioni di residenza imperiale.
La nostra visita guidata si conclude, ripercorriamo a ritroso la galleria, profondamente colpiti da un’esperienza emozionante, un tuffo nella storia e in un panorama spettacolare che da solo vale la visita.

Parco Archeologico di Pausyllipon