Alcoa diventa svizzera

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Roma, 15 feb. (AdnKronos) – “E’ un passo importante in un percorso ancora lungo. Non siamo ancora fuori dalla crisi, lo saremo solo quando uscirà il primo lingotto di alluminio dalla fabbrica di Portovesme. Allora festeggeremo”. Così il ministro per lo Sviluppo economico, Carlo Calenda, saluta la cessione da Invitalia al gruppo svizzero Sider Alloys dello stabilimento ex Alcoa di Portovesme che chiude così una storia difficile lunga e travagliata.

“Ripeto non è un festeggiamento e lo voglio sottolineare 5 volte visto che siamo in campagna elettorale”, ribadisce il ministro annunciando come a breve, presumibilmente il 23 febbraio prossimo, si chiuderà anche la partita su Euroallumina con cui “il Sulcis sarà rimesso in grado di produrre il ciclo completo di alluminio”.

“La vicenda Alcoa è simbolica: smentisce la storia per cui determinate produzioni in Italia non si possono fare. L’Italia è importatrice di alluminio ed è importante aver dato una prospettiva a un territorio”, ribadisce Calenda soddisfatto anche dell’ok arrivato prima della firma di oggi alla legge sulle aziende ‘energivore’, legge che, sottolinea, “consente anche ad Alcoa di combattere ad armi pari in Europa”.

Da oggi i riflettori però si sposteranno sul piano industriale che Sider Alloys dovrà presentare a Fim Fiom e Uilm. Una trattativa che Calenda comunque ipotizza “positiva e virtuosa”.

Invitalia, l’agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti, non solo “gestirà la transizione industriale” dello stabilimento ex Alcoa nelle mani di Sider Alloys ma “sarà verificata anche la possibilità di una sua partecipazione azionaria al capitale del gruppo svizzero per rafforzare l’investitore” dice il ministro, tratteggiando così una possibile ‘estensione’ del ruolo di Invitalia che diventerebbe parte attiva e pubblica dei progetti di rilancio industriali non solo di Alcoa ma in tutte quelle crisi industriali per le quali si potesse aprire uno spiraglio di ripartenza.

Non solo. Per Alcoa il progetto di Calenda prevederebbe anche “la possibilità che una quota delle azioni fosse destinata ai lavoratori che con tanta ostinazione hanno lottato per lo stabilimento”, ipotizza ancora.