Falcon 9, il razzo che fa retromarcia

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Dopo due tentativi falliti, a gennaio e ad aprile, e un incidente al decollo in giugno che aveva visto distrutto il cargo di rifornimenti destinato alla Stazione Spaziale Internazionale, la compagnia spaziale privata SpaceX è riuscita lo scorso dicembre nell’impresa storica di far rientrare sulla Terra con un atterraggio verticale morbido il primo stadio del suo razzo vettore Falcon 9. Un’operazione quasi fantascientifica rivedendo le immagini – che hanno fatto subito il giro del mondo – del razzo che atterra in un mare di fuoco e resta poi integro sulle sue gambe, pronto per un nuovo lancio. Il primo stadio del Falcon 9, dopo essere partito dalla base di Cape Canaveral e aver raggiunto l’orbita, è atterrato in un’area dedicata a pochi chilometri di distanza. La compagnia Blue Origin era riuscita, un mese prima, in un’impresa simile, facendo rientrare e atterrare verticalmente un altro razzo, utilizzato però per voli suborbitali. Il Falcon 9 è invece utilizzato per immettere in orbita satelliti (nel lancio del 21 dicembre SpaceX ha regolarmente rilasciato 11 satelliti di telecomunicazione ospitati nella testata del razzo) e veicoli automatici destinati alla ISS. Entrambe le operazioni, tuttavia, sono destinate a realizzare un’autentica rivoluzione nel settore aerospaziale, riducendo di un fattore 100 i costi di lancio sia di future navicelle per il turismo spaziale suborbitale che di satelliti, sonde e altri veicoli automatici per l’orbita terrestre e lo spazio profondo. Secondo Elon Musk, CEO di SpaceX, il crollo dei costi garantito dai futuri razzi riutilizzabili renderà economicamente fattibile il sogno di creare colonie umane su Marte, obiettivo finale degli sforzi di Musk nel settore aerospaziale.