La retata dei furbetti del cartellino

116

Palermo, 5 apr. (AdnKronos) – Sedici dipendenti comunali di Ficarra, piccolo comune del messinese, sono stati sospesi dal servizio con l’accusa di assenteismo. L’ordinanza applicativa della misura cautelare personale interdittiva è stata eseguita dal Comando Provinciale Carabinieri di Messina, guidato dal colonnello Jacopo Mannucci Benincasa, che ha condotto l’indagine coordinata dalla Procura di Messina. Altre 23 persone sono indagate. L’accusa è per tutti di truffa aggravata e continuata ai danni dell’Ente Pubblico e di false attestazioni o certificazioni.

Per i sedici dipendenti sospesi dal servizio per assenteismo l’abitudine di non timbrare il cartellino e assentarsi era “cronica, diffusa e generalizzata”. I dipendenti si allontanavano fraudolentemente dai rispettivi uffici “in assenza di ragioni di servizio e al solo fine di attendere a incombenze di carattere strettamente personale, provocando così evidenti disservizi all’utenza e recando grave nocumento all’immagine ed alle casse dell’Ente comunale di appartenenza” dicono gli inquirenti.

Gli stessi indagati evitavano dolosamente la timbratura dei cartellini o della scheda magnetica in modo da non far risultare i periodi di assenza e subire le conseguenti decurtazioni retributive. Nel complesso, dunque, sono state rilevate e cristallizzate dagli inquirenti circa 650 assenze arbitrarie per un ammontare complessivo di oltre 12.500 minuti.

TRE DIRIGENTI COINVOLTI – Tra i 16 destinatari della misura cautelare figurano anche 3 dirigenti, rispettivamente delle area tecnica, amministrativa ed economico-finanziaria, i quali rispondono per truffa in concorso materiale con gli altri indagati, “in ragione dell’omissione di qualsivoglia forma di controllo nei confronti del personale dipendente”.

DAL TABACCAIO, AL BAR E IN POSTA – Questi comportamenti “anomali” non sono sfuggiti allo sguardo vigile dei carabinieri della Stazione di Ficarra, i quali, ben conoscendo le dinamiche della realtà locale, nel corso dei loro quotidiani servizi perlustrativi nel centro abitato, hanno iniziato con discrezione ad annotare e monitorare, in modo sempre più incisivo, gli spostamenti dei vari dipendenti comunali indagati.

In particolare, C.G., dipendente dell’area amministrativa addetto alla predisposizione e gestione delle proposte e atti deliberativi della Giunta, del Consiglio comunale, del Sindaco e del responsabile d’area, era solito uscire dalla Casa comunale, “naturalmente senza registrare l’assenza, per recarsi presso la rivendita tabacchi ‘Raffaele’, o al bar ‘Campo’, al mercato, dl meccanico, se non addirittura recarsi presso l’Ufficio Postale o spostarsi al di fuori del paese con la sua autovettura, sfrecciando sotto l’occhio vigile dei militari dell’Arma a cui non sfuggivano tutti gli anomali movimenti”, dicono i Carabinieri. Le complessive assenze per quasi 2.500 minuti documentate dai carabinieri, costavano all’interessato l’applicazione della misura cautelare interdittiva di 9 mesi.

160 ASSENZE IN DUE MESI – Tra i sedici ‘furbetti del cartellino’ c’è anche S.G, la responsabile del settore trasparenza e anticorruzione. La donna, che ha avuto una interdittiva di nove mesi, “con la scusa di recarsi presso altri uffici esterni al Comune ed ovviamente senza timbrare il badge per registrare l’allontanamento, in soli due mesi ha fatto registrare ben 160 assenze di varia durata, nel corso delle quali, veniva vista dai militari recarsi anche verso la propria abitazione”. Le stesse “condotte delittuose valevano l’applicazione di una misura interdittiva di 8 mesi a T.G.A., istruttore amministrativo addetto all’archivio ed ai Servizi Esterni del Comune e a B. D., addetto all’Ufficio tecnico con varie mansioni – dicono i Carabinieri – Entrambi, infatti, erano soliti allontanarsi dal proprio ufficio per svolgere le più diverse incombenze private, nonché per intrattenersi in conversazione con altri soggetti in lunghissime pause caffè”.

“FACCIAMO COSI’ DA 30 ANNI” – Uno dei dirigenti comunali sospesi dal servizio per assenteismo, oltre ad assentarsi lui stesso, avrebbe candidamente ammesso di aver agito “in quel modo per trent’anni, confermando di aver consentito che le condotte dei propri dipendenti fossero regolate in base alla coscienza personale”. Un altro dirigente, invece, “avuta contezza delle indagini in corso, avrebbe introdotto soltanto nel 2017 il 2registro delle uscite temporanee per servizio fuori dagli uffici comunali”, casualmente e drasticamente diminuite rispetto al passato, ammettendo, come poi emerso in sede di interrogatorio, che la prassi degli allontanamenti arbitrari fosse sempre stata ammessa in base al principio del “si era sempre fatto così”.