Le parole sono irreversibili

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Tutto – una parola sfrontata e gonfia di boria.
Andrebbe scritta fra virgolette.
Finge di non tralasciare nulla,
di concentrare, includere, contenere e avere.
E invece è soltanto
un brandello di bufera.

Wisława Szymborska

di Ugo Righi

Attenzione alle parole! In questo periodo siamo costretti a lontananze e a vicinanze familiari. Ci si parla di più, e questa è una cosa potenzialmente buona, ma può essere anche rischiosa. Usiamo parole e frasi (fatte di parole) che definiscono continuamente i rapporti.
Ci sono parole che possiamo “buttar via”, che contano poco, da consumare velocemente, che non lasciano traccia e si muovono in ampiezza superficiale.
Poi ci sono parole ad alto potenziale che possono agire in profondità e possono avvicinarci o allontanarci.
Ci incontriamo la mattina, il pomeriggio, la sera, insomma stiamo molto più insieme, ma diversamente dalla norma. Questo stato di cose eccezionale può consentire scambi su valori, idee, rapporti che le condizioni abituali non permettevano, e quindi ci si parla di più.
Si parla anche di noi, del rapporto che abbiamo e come sentiamo l’altro e noi rispetto all’altro.
E’ come incontrarsi di nuovo e conoscersi diversamente, perché i ritmi e le regole sono cambiati. Allora sperimentiamo la fatica di comunicare e il disagio nel non riuscirci, e, a volte, possono essere pronunciate parole che non dovevano, e non volevamo pronunciare.
Si mettono in campo parole che possono avvenire in condizioni di eccedenza emotiva e alcune parole possono essere non controllate ed essere percepite come“rivelatrici”.
Parole che si staccano dal pensiero e toccano in profondità.
E allora ci rendiamo conto della loro irreversibilità.
Se la parola che non doveva essere detta, si tenta di riprenderla, per rimediare, per cancellarla, nel farlo, si useranno altre parole e queste, spesso, non faranno altro che aumentare la parola che non doveva essere detta.
Usiamo tecniche di riparazione del vento, destinate ad aumentare la perturbazione, e generiamo brandelli di bufera.
La parola che non doveva essere detta è, paradossalmente, nella percezione di chi la riceve, quella della verità, mentre, molto spesso è rivelatrice di un’ambivalenza.
La parola che doveva rimanere silenzio, provoca altre parole, da chi la riceve, che non volevano essere dette e ci si allontana proprio mentre si è più vicini cospirando involontariamente per non capirci.
L’incompetenza comunicativa, no le intenzioni e i veri stati d’animo, può determinare esattamente l’opposto di quello che volevamo. Ci sono parole che non vanno pronunciate perché diventano azioni e definiscono il rapporto alterandolo se non sono accompagnate con cura o, ripeto, se non sono taciute.
Viviamo insieme di più, questa è una grande opportunità per avvicinarci non solo fisicamente, ma occorre essere attenti alle parole perché non sono solo parole
Le parole hanno un colore, un gusto, una gestualità: le parole sono azioni.
Una parola pronunciata è come il tempo: irreversibile.