Aprire un nuovo museo non è fare un museo nuovo

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In foto Palazzo Zevallos Stigliano

Un forte vento di novità soffia in via Toledo: abbandonato il Palazzo Zevallos Stigliano, dopo un lungo periodo di lavori di ristrutturazione, la nuova sede delle Gallerie d’Italia di Intesa Sanpaolo ha aperto i battenti nella sua nuova casa. 4000 metri quadri, non esattamente una stanzuccia, ospitano tutto quanto era nella vecchia sede più un notevole quantitativo di altre opere. WOW. Stessa strada, stesso marciapiede ma tanto, tanto spazio in più. Tre percorsi espositivi e il grande spazio del piano terra dedicato alle esposizioni temporanee. L’edificio, frutto del genio di Piacentini negli anni 30-40 è stata ristrutturata da De Lucchi genio dell’architettura dei nostri tempi. L’interrogativo amarocentrico di una vecchia pubblicità, s’interrogava su cosa si volesse dalla vita. Non un lucano. Il contenitore c’è ed è di notevole valore, il contenuto si annuncia straordinario, non resta che percorrere i dorati gradini d’ingresso che annunciano un esperienza straordinaria. Il ghignetto premonitore di Joel Potrycus rimanda alla strada dell’inferno lastricata d’oro. L’italiano Sommo Poeta, indiscusso dominus dei contrappassi ne gusterebbe l’avverarsi. Dai dorati gradini d’accesso all’ancor più dorato tunnel d’introduzione, il visitatore è scaraventato nell’oscurità punteggiata di puntuali piccoli fasci di luce che illuminano le opere. Soltanto. Tutto il resto è buio. I visitatori come falene attratte dalla luce vagano da un opera all’altra. Opere meravigliose, arte e bellezza per tutti i gusti. Didascalie disperse nella penombra. Dopo qualche tentativo di ricerca il visitatore rinuncia e va. Un altro punto luminoso lo aspetta. Resterà un mistero il nome degli autori e delle opere e la ragioni dell’allestimento. In compenso, chi avrà voluto soffermarsi davanti agli schermi con video sarà stato introdotto ai segreti del restauro e alle sue ragioni.
E’ l’esposizione conclusiva della XIX edizione di Restituzioni, baby. Osserva e non chiedere. Da pubblico senza stellette a gestore: chiarimenti ed emozioni, prego. Un pubblico non specificamente strutturato ha bisogno di essere guidato alla comprensione e all’emozione. E’ consapevole di trovarsi al cospetto di capolavori, ma nei capolavori vuole trovare se stesso. Deve poter leggere con agio le didascalie, magari scritte in modo da andare oltre un informazione rintracciabile su internet. Restituire al pubblico significa regalarlo alla sua attenzione. Un regalo deve essere reso fruibile da chi lo riceve, deve essere compreso ed emozionare. Un regalo bello ma incomprensibile è ammirato e messo da parte. Subito. Un museo che si propone anche un intensa attività didattica deve avere la comprensione e l’emozione tra i propri obiettivi. Il medesimo sistema di illuminazione, è stato adoperato anche ai piani superiori. Efficace per i quadri che sembrano uscire dalla cornice per raccontare qualcosa all’osservatore, molto meno valido per sculture, vasi ed oggetti sui quali si creano molte ombre che non rendono giustizia alle opere. Tecniche d’interpretazione dove siete. Si può anche scegliere di far brillare le opere nell’oscurità, ma allora le didascalie devono essere posizionate vicino all’oggetto in modo da risultare illuminate e leggibili. Le narrazioni in video devono essere affascinanti, non solo didascaliche come da manuale. Intensa emozione e totale partecipazione sul piano estetico e su quello affettivo. Si chiama pathos, e dovrebbe essere lo scopo del gioco per qualsiasi forma d’esposizione. Quadri e sculture non possono avere lo stesso tipo d’illuminazione. L’uso della tecnologia è sacrosanto ma l’uomo deve saperla gestire. Saper interpretare è anche questo.