Burocrazia lumaca, il restauro di piazza Plebiscito diventa un caso

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Tempi duri per i mecenati del nuovo millennio. Come la famiglia Ferrero, che per ringraziare Napoli della disponiblità ad ospitare la festa della Nutella, il prodotto più celebre della multinazionale, propone Tempi duri per i mecenati del nuovo millennio. Come la famiglia Ferrero, che per ringraziare Napoli della disponiblità ad ospitare la festa della Nutella, il prodotto più celebre della multinazionale, propone di effettuare a proprie spese dei lavori di manutenzione su alcune statue e altri manufatti presenti a piazza del Plebiscito. Tra le buone intenzioni e la realtà, però, c’è sempre di mezzo la burocrazia. Che, a Napoli come nel resto d’Italia, ha tempi incompatibili con le modalità di lavoro degli imprenditori. Capita, così, che i lavori di riqualificazione della piazza più celebre del capoluogo campano siano al momento impantanati tra scartoffie, autorizzazioni e valutazioni. Ferrero, infatti, per eseguire le opere promesse deve selezionare un’impresa specializzata tra quelle presenti in un elenco autorizzato dalla Soprintendenza ai beni artistici e culturali. Una volta effettuata la scelta è necessario che i tecnici della Soprintendenza e quelli del Comune di Napoli valutino il progetto e diano il rispettivo assenso all’esecuzione dei lavori. Nel mezzo c’è un passaggio di documenti tra uffici che rende tutto complicato. Eppure si parla di piccoli interventi di manutenzione che, tra l’altro, non gravano sulla comunità visto che a mettere i soldi è un privato. Le ultime notizie in merito all’intricata vicenda rivelano che i tanto agognati lavori dovrebbero partire entro la metà del mese entrante. Salvo ulteriori intoppi. L’avessero saputo prima, i Ferrero avrebbero individuato un altro modo per ringraziare la città di Napoli dell’ospitalità offerta.