Cuba, situazione critica

65

È una crisi senza fine quella che attanaglia Cuba: nel tentativo di evitare i persistenti blackout, verrà tenuto spento il 74% dell’illuminazione pubblica, ha reso noto il ministro dell’Energia e delle Miniere, Vicente de la O Levy, che ha annunciato anche la chiusura di migliaia di servizi statali, la disattivazione degli impianti di climatizzazione e la modifica degli orari di quasi 70mila lavoratori. La situazione viene confermata dall’Ambasciatore  italiano a Cuba  Roberto Veilano che replica trattasi di una  misura drastica che si inquadra nello scenario della peggiore recessione in 60 anni per la nazione caraibica, e che di recente ha spinto il governo a chiedere aiuto al Programma alimentare dell’Onu, di fronte alla carenza di latte in polvere per i bambini. Mentre ora iniziano a scarseggiare anche le medicine sull’isola, nota per l’eccellenza del suo sistema di salute. Secondo diverse testimonianze raccolte dal portale indipendente Martí Noticias, i più colpiti sono soprattutto i pazienti affetti da malattie croniche come il diabete e l’ipertensione. Molti di loro si vedono costretti a rivolgersi al mercato nero per farmaci che le autorità sanitarie non sono più in grado di garantire a tutti. Persino l’aspirina comincia ad essere merce rara nelle farmacie. Il buco nero nell’economia rischia di togliere il proverbiale sorriso ai cubani, che negli ultimi mesi hanno dovuto affrontare pure l’aumento del 500% nel prezzo della benzina e consistenti tagli al trasporto pubblico, con notevoli disagi in particolare tra gli abitanti dell’Avana, per la maggioranza dei quali l’auto propria è ancora un lusso. Nemmeno il pane in tavola, offerto alla popolazione tramite il libretto di approvvigionamento, potrebbe essere garantito nei prossimi giorni, vista la penuria della farina di frumento.   Difficoltà che l’esecutivo di Miguel Díaz-Canel ha in gran parte attribuito alle sanzioni imposte dagli Stati Uniti, ma che sono state esacerbate dalla pandemia e dai tiepidi sforzi per ristrutturare un’economia centralizzata dallo Stato. Cuba, fortemente dipendente dalle importazioni, ha visto il suo Pil in calo del 10% dal 2019.  La commissione per le Relazioni estere del Senato americano ha intanto ricevuto l’ennesima lettera, firmata da organizzazioni private e singoli cittadini, che chiede la fine dell’embargo. “Questa politica ostile viola i diritti umani fondamentali”, si legge nella missiva indirizzata al senatore democratico Ben Cardin.