Tina Vaira e il suo mondo di mille colori

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La Fondazione Humaniter, alla vigilia dei suoi vent’anni di attività, ha ospitato un omaggio a un’artista di grande esperienza culturale e di profonde doti umane, presentando un libro-catalogo che ne riassume il percorso. Il mondo di mille colori di Tina Vaira, edito dall’Istituto Culturale del Mezzogiorno e curato dal critico Antonio Filippetti, è una pubblicazione elegante nella grafica, esaustiva nella descrizione del cammino artistico e personale, ricca di riflessioni. Tina Vaira si è formata in un momento culturale molto particolare e intenso; gli anni Settanta sono stati una fucina d’idee e progetti, incontri miliari che la donna ha saputo interiorizzare e poi reinterpretare. Fondamentale, secondo Carlo di Lieto, la sua relazione sentimentale con lo scrittore Carlo Felice Colucci, una sorta di “guida misteriosa”, con cui ha formato un sodalizio familiare e artistico fecondo. Un viaggio in comune attraverso l’impeto emozionale della poesia che l’ha poi condotta a trasferire nei versi e nella pittura, un personale impegno civile e a una profonda condivisione umana. La tavolozza figurativa di Tina Vaira ha assimilato il suo vissuto fino a un pregnante espressionismo poetico che ha arricchito la sua attività e la sua ispirazione portandola a utilizzare tutte le tecniche e tutti i materiali, nell’incessante tentativo di misurarsi con la bellezza della creatività. Esemplare il suo rapporto con le varie espressioni artistiche, soprattutto l’accostamento tra arte verbale e arte iconica. Attraverso i diversi linguaggi e le differenti tecniche, Tina Vaira ha realizzato affascinanti percorsi artistici per esprimere la stessa percezione del mondo e dell’esistenza, gli stessi stati d’animo e labirinti interiori in un gioco di relazioni che si compiono annodandosi e disciogliendosi l’una dall’altra. Poetare è vedere, da sempre.  La ricerca dell’artista approda a un alfabeto fisico che traduce per l’orecchio, così che accostandovi un oggetto, accade di percepirne il suono, il profumo o il tintinnio della forma, l’esistenza stessa. E’ un’esigenza prima di tutto personale, è un assecondare la propria interiorità dandole forma espressiva, lasciando però al fruitore, lettore o osservatore, la libertà di comprendere, di decifrare e far proprio il senso dell’artista, messaggio che è essenzialmente, si legge nel libro-catalogo, “una riflessione profonda sul senso dell’avventura”. Nel termine è insita la desinenza del futuro che ha la fondamentale caratteristica, di essere indeterminato, poiché è l’enigmatico dominio dei possibili, è il guardare avanti senza dimenticare la retrospettività. L’avventura artistica di Tina Vaira ha il pathos generato dall’inaspettato ed è una combinazione di elementi contraddittori tra voglia di fare, di sperimentare e il timore di non riuscire a trasmettere tutto, tra gioco e serietà. Perché ci sia avventura, bisogna essere al tempo stesso dentro e fuori. Il coinvolgimento etico e il distacco estetico sono i due poli entro i quali si dispiegano le avventure di Tina Vaira, questa sua vita di mille colori.