Campi Flegrei e sisma Il rischio eruzione c’è ma conoscerlo lo riduce

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Dei pericoli connessi ai Campi Flegrei, una delle tre aree sismiche definite “a rischio” della regione Campania, si può avere meno timore. Come? Attraverso la conoscenza Dei pericoli connessi ai Campi Flegrei, una delle tre aree sismiche definite “a rischio” della regione Campania, si può avere meno timore. Come? Attraverso la conoscenza e l’informazione. A sostenerlo con forza è Giuseppe Luongo, vulcanologo, già direttore dell’Osservatorio Vesuviano e professore Emerito della Federico II di Napoli. Tra poche settimane, in occasione della Settimana del Pianeta Terra, l’esperto scenderà nel cuore dell’area vulcanica dei Campi Flegrei, e con lui tutti i cittadini e i turisti interessati a capirne i rischi e accorgersi anche che le caratteristiche di questi territori possono rivelarsi un’opportunità importante. Da Bacoli a Miseno, passando per il Monte Nuovo e Baia: un tour nella provincia di Napoli alla riscoperta di alcuni centri eruttivi sui quali si diffondono allarmismi più o meno giustificati. L’ultimo, proprio pochi giorni fa. “Per la sua natura, in quest’area il suolo si muove in modo consistente – spiega Luongo – ma tutta la zona è monitorata efficacemente. Va precisato, tra l’altro, che non ci sono attualmente segnali di ripresa di un’attività pericolosa. I movimenti registrati fanno parte della normalità di queste aree”. Il vulcanologo smentisce così la probabilità di una imminente eruzione. Anche se, precisa, non va dimenticato che sempre di zone sismiche si tratta. “Il rischio è ben noto ed è proporzionale alla capacità eruttiva – prosegue – e oggi l’intera città di Napoli è considerata appartenente al campo vulcanico flegreo grazie a intense ricerche avviate negli anni ’70 dopo la crisi bradisismica che determinò l’evacuazione del Rione Terra di Pozzuoli e ancor più durante e dopo la crisi degli anni ’82-’84. Al campo vulcanico flegreo si deve l’eruzione di maggiore energia registrata nell’area napoletana: quella dell’Ignimbrite Campana, risalente a circa 39000 anni fa”. Ma il vulcanismo attivo non è soltanto un rischio. “È anche una enorme opportunità per i territori – spiega Luongo –. Ischia, in questo senso, è l’unica delle tre aree a rischio che ha saputo trarre beneficio dalle proprie caratteristiche. Penso al termalismo, ma non solo: c’è anche l’energia geotermica che potrebbe abbassare i costi dell’energia. O alla possibilità di attrarre flussi turistici in questi territori così atipici. Le comunità locali potrebbero trarre grandi vantaggi dalla loro valorizzazione”.