Dal principio al principe, viaggio nell’emozione con Domenico Sepe

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“Napoli è il principio! L’origine della mia ispirazione, la mia grande ispirazione. Napoli è anche il luogo dove la mia arte trova la sua culla”. Domenico Sepe, scultore, pittore, scenografo, grida l’amore per la sua città e le parole si trasformano in arte. Nell’ambito di Maggio dei Monumenti, in collaborazione con l’Assessorato al Turismo e alla Cultura del Comune di Napoli, l’artista espone dieci tele e dieci sculture, in una mostra dal titolo evocativo “Dal principio al principe”. Un percorso dal sacro al profano, un viaggio nell’emozione, dalla passione di Cristo alla malinconia di De Curtis, attraverso lo sguardo di uomini che rappresentano Napoli mediante la loro cultura e creatività, cantanti, attori, scrittori, musicisti fino al principe della risata. Le sculture, alcune di grandi dimensioni, in terracotta, bronzo, resine, “recuperano valenze primordiali legate alla terra e alla materia grezza”. “Principio è anche il sacro espresso attraverso le varie effigi di Gesù. Principio è anche la sirena Partenope che dà origine alla nostra città” suggerisce Domenico Sepe e l’allestimento, curato da Gaetano di Maido nel suggestivo scenario del salone delle carceri di Castel dell’Ovo, è un’esplorazione nei recessi dell’anima. “Le tre espressioni di Partenope sono l’omaggio alla donna attraverso due opere che ritraggono la sua sofferenza in una società che ne calpesta la dignità e il pudore; pudore svelato e indifferenza. La scultura “nuda” è ispirata a una Poesia di Arturo Favella. Le effigi di Cristo lo ritraggono in varie fasi della passione”. La sofferenza della Croce, l’amore rifiutato della sirena, l’amaro sorriso di Totò, i ritratti in bianco e nero di tanti artisti, colti nel loro aspetto umano e non professionale, conducono il visitatore nel pozzo profondo delle emozioni. C’è l’impeto della femminilità di Lina Sastri, il lirismo di Pino Daniele, la voglia di vivere di Massimo Troisi, la dolcezza di Henry De Luca, la veracità di Gianfranco Gallo, la saggezza della commedia umana di Eduardo De Fikippo. Sepe ha scelto come modelli artistici due grandi maestri, Gemito e Sammartino, entrambi figli di questa terra, e come loro attinge al serbatoio della profonda umanità partenopea per dare forma e senso alla sua opera. Da anni l’artista afragolese, le cui opere sono disseminate in tutta la Campania, estrae sentimenti, sensazioni, consapevolezze dalla materia e gli dà le sembianze di un santo, le fattezze di un uomo illustre, i lineamenti di un bel volto o l’anelito alla libertà di “un cavallo al vento”. Al vernissage anche l’omaggio a Totò nel 50° anniversario della morte attraverso letture, musica, il busto a lui dedicato e la presentazione della moneta di 5 euro che il Ministero delle Finanze e la Zecca dello Stato conieranno in onore del principe Antonio De Curtis dopo l’estate. L’isolotto di Megaride custodisce ancora una volta, fino al 14 maggio, i segreti di Napoli, l’impeto creativo, la forza della napoletanità, la bellezza, ed è un appuntamento che non si può rimandare. 
 
totò