Fra thriller e mistero
il nuovo Premio Strega

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A cura di Ermanno Corsi Nel ninfeo di villa Giulia, per lo “Strega” 68esimo “andranno in onda”, sul quadrante luminoso che segna i nomi dei A cura di Ermanno Corsi Nel ninfeo di villa Giulia, per lo “Strega” 68esimo “andranno in onda”, sul quadrante luminoso che segna i nomi dei concorrenti, un libro e un autore oppure un thriller e un mistero? Mai come quest’anno l’attesa è spasmodica. Sulla “Storia della bambina perduta” (ma vincente?) ci si chiede infatti: ma chi è elena Ferrante e da dove proviene (napoli, Salerno, Genova?).tutto farebbe pensare che è una donna da tempo diventata un’autrice di successo. tuttavia l’ambiente letterario è sottosopra da quando si è insinuato che sotto quel nome si nasconde uno scrittore, un docente universitario la cui vena creativa si identifica pienamente con la “scrittrice del mistero”. e ancora: è l’abilità delle case editrici ad aver “montato” un caso letterario per richiamare più attenzione (e migliorare le vendite), oppure si deve alla diabolica abilità di chi concorre alla nuova edizionema senza rivelare la propria identità? Se vincerà elena Ferrante, per la prima volta sarà premiato un libro, ma non chi l’ha scritto (che si guarderà bene dall’uscire allo scoperto). una prima volta che potrà avviare un percorso del tutto inedito. Finora, infatti, tutto si riduceva all’accordo o alla competizione fra editori con gli autori che dovevano “stare” alla regola: si arriva nella “rosa” permerito proprio, ma alla vittoria solo per la forza della casa editrice. “È un meccanismo perverso”, afferma Giuseppina De Rienzo, scrittrice napoletana che per due volte, grazie al valore contenutistico dei suoi libri, è arrivata alla fase finale. e come ha vissuto quei giorni,lei che aveva pubblicato (’97-2008) con Avagliano e Manni, editori raffinati ma privi degli strumenti che possono portare in testa alla classifica? Forte di due affermazioni di prestigio, de Rienzo ora racconta: “pur con la certezza di non vincere, ho vissuto quelle due volte con entusiasmo perché è stata una bella avventura. Ho provato l’emozione di entrare in luoghi, come casa Bellonci,che fanno parte della storia letteraria. È emozionante, nella serata finale, sentir pronunciare tante volte il proprio nome”. veterana delle selezioni, la scrittrice napoletana non ha voluto adesso accettare, pur sollecitata, di vivere una terza esperienza. Ha preferito, in tutti questi anni, concentrarsi sul suo lavoro e sulla molteplicità dei suoi filoni creativi (“sono vittima e artefice della mia passione scrittoria; finchè ci sarà mi sentirò appagata; non è né una decisione idealistica, né fine a se stessa”). C’è una data, nella sua vita, che ha fatto da spartiacque fra il prima e il dopo: il terremoto dell’80 (“mi ha dato una forte scossa”).vedere la devastazione dell’irpinia e dei suoi affetti, per il legame sempre avuto con quel territorio, è come se fosse uscita di prepotenza tutta l’energia che lei si portava dentro (“le voci del sisma e dellamia casa distrutta sono venute incontro a me”). napoletana di Fuorigrotta, Giuseppina de Rienzo rivela una spiccata sensibilità artistica (pittura, musica) fin da piccola (“a cinque anni miamadremi mandava a scuola di pianoforte”). La prima formazione in un collegio di suore a Roma e Andria, in uno stato di conflittualità non solo latente (“l’incontroscontro con le religiose era dovuto alla dicotomia tra animo e corpo”), già rivelazione di una identità ben definita. per questo all’Orientale vuole “qualcosa di più moderno”, una letteratura fatta di testi di formazione, da Shakespeare a eliot. nel grande bacino della cultura straniera trova risposte convincenti. non resta che mettersi alla prova. il primo romanzo, “La pianura del circo”, lo vive come un sogno (“non ci potevo credere: la grande de Agostini che mi legge e mi risponde subito”). È una narrativa senza riferimenti di luoghi, spazio e tempo, ma con elementi che sono la casa della protagonista, il circo con la tenda e il mare: il passaggio obbligato per misurarsi con la vita di fuori. Con “passo d’ombre” il riferimento è più concreto alla realtà, la terra irpina del postterremoto. Quando poi la scrittrice ritiene di definire più in profondità i contorni antropologici e psicologici, allora arriva “la scirocca” (“avevo scoperto l’isola di procida e quello è stato il mio primo legame nella dimensione di fuga che cercavo”). La mano alla struttura-romanzo è allora collaudata e nasce “vico del fico al purgatorio”. La scrittrice incomincia a usare la macchina fotografica e una capacità diversa di prendere appunti (“il mio modo di raccontare napoli dentro il binomio sole-inferno attraverso due figure femminili,mentre con il femminiello ho cercato di capire il suo tormento”). All’impianto narrativo si aggiungono i racconti. Con “il mare non ha mai viaggiato”, titolo di grande suggestione, “la forza della passione viene declinata in tutti i generi dentro la imprevedibilità e assurdità del reale”. Ma se la narrativa ha leggi precise,la pulsione creativa ha bisogno di momenti di assoluta libertà. Così nascono i testi poetici “eri tu il cavallo”, “Laggiù la stregònia”, “Fuoco”: altro registro che consente all’essere di manifestarsi senza condizionamenti”. “È l’emozione allo stato puro”, dice Giuseppina de Rienzo che si lascia catturare da un altro strumento, la fotografia, per memorizzare case di contadini e ritratti di procidani. il cerchio magico si completa con i video che fanno di lei “una figura multimediale” anche se aggiunge subito “ma non virtuale”. A un lavoro vissuto con tanto rigore e impegno,non mancano i riconoscimenti nella “repubblica delle lettere” non sempre disposta a premiare solo la qualità. Città di Atella, insula Romana, Argentario donna, Cilento, procida-elsa Morante-isola d’Arturo sono tappe significative, per Giuseppina de Rienzo, che attraversano le due selezioni del premio Strega, ambìto ma fortemente egemonizzato dalle grandi case editrici. un premio assegnato 67 volte, ma poco attento agli scrittori napoletani ( giunti al traguardo, dal ’61 in poi, solo in sette: Raffaele La Capria, AnnaMaria Ortese, Mario pomilio, Michele prisco, domenico Rea, domenico Starnone, Francesco piccolo). non hanno ottenuto riconoscimenti scrittori come Luigi Compagnone e Maria Orsini natale. Sette su 67 sono “oggettivamente pochi”, commenta de Rienzo che, tuttavia, confida in una riscoperta e in un risveglio del talento napoletano da sottrarre a etichette e classificazioni improprie. una svolta potrebbe essere proprio il “caso Ferrante”.Ma quanto durerà questo mistero? “Credo sia una donna”, dice la scrittrice napoletana che del premio Strega sa molte cose.” i libri che vanno sotto questo nome rivelano una spiccata capacità di penetrazione psicologica tipica dell’universo femminile. e poi,senza fare discorsi di genere,le opere debbono valere di per sé”. premio strega a parte, Giuseppina de Rienzo, dopo 35 anni di lavoro creativo, non smette di pensare al suo futuro letterario e afferma: “Rifarei tutto daccapo, tutto uguale, senza rinunciare a nessuno dei miei strumenti espressivi e alla mia identità”.