Italia bomba ad orologeria Gli investitori scappano

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La sonora bocciatura della nuova legge elettorale ha messo le ali alla borsa. Giovedì scorso, infatti, con il ritrovato orgoglio (nel segreto delle urne, ovviamente) dei peones nel ruolo di franchi tiratori, Piazza Affari ha registrato un impensabile +1,6%. Ben oltre, evidentemente, la prudente performance di tutte le altre borse europee, nell’attesa di conoscere il responso delle elezioni inglesi (sostanzialmente perse, come si sa, da Theresa May) e degli sviluppi di nuovi attentati terroristici (a Teheran dopo Londra), delle minacce al Qatar da parte dell’Arabia Saudita, del rischio di impeachment che grava ogni giorno di più sul capo del presidente Usa Donald Trump.  

Scampato, però, per ora (e soltanto per ora, direbbero quelli di Striscia la Notizia) il pericolo del voto anticipato, sul tappeto restano irrisolti i problemi di sempre. Quello della crescita economica, in particolare, per cui l’Italia resta “osservato speciale”, pure in presenza – va ricordato – dei dati positivi registrati la scorsa settimana.

Problemi che sono ben presenti, evidentemente, al governatore della Banca d’Italia che, dalla tribuna del Festival dell’Economia di Trento ha continuato a puntare il dito “sull’elevato debito pubblico che frena la crescita economica”. O anche al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che è intervenuto decisamente nel dibattito adombrando il rischio che si corre, appunto, nel caso di elezioni anticipate, senza aver prima messo i conti in ordine. Così come, peraltro, e con ben altra vis polemica, ha fatto anche l’ex presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. O, anche, sempre da Trento il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, che ad un certo punto ha sbottato: “L’ultima cosa che vuole fare un ministro delle finanze è sprecare la manovra, che è la cosa più importante dell’anno di lavoro”. E poco importa se, magari per mitigare il messaggio al destinatario (il segretario Pd Matteo Renzi, che scalpita per tronare a Palazzo Chigi) ha poi aggiunto: “Il mio compito in questa data condizione politica è di lasciare il paese con i conti pubblici in sicurezza, e questo mi sento in grado di dirlo”, per cui, “chiunque farà la legge di bilancio” avrà spazi dati dalla proiezione della manovrina e dallo sconto chiesto a Bruxelles.

Insomma – detto in altre parole – a settembre, più che alle elezioni, sarà bene continuare a fare i compiti assegnatoci dall’Ue. Anche perché – ha aggiunto Padoan – “nella situazione affastellata e complessa di questi anni c’è un luogo comune che mi dà fastidio, che ci siano cioè scorciatoie, che si può abbattere il debito domani, che si può reintrodurre flessibilità lasciando l’euro, o ottenere 300 miliardi di introiti dal patrimonio immobiliare. Io non le ho trovate le scorciatoie, anzi ho trovato che se uno le prende finisce male”, ha sottolineato Padoan. “I problemi sono risolvibili ma non ci sono bacchette magiche. Chi le propone o non ha fatto analisi completa o l’ha fatta e ha deciso di ignorarla”.

Del resto, tra gli analisti economici del Belpaese non mancano i pessimisti. Per alcuni dei quali, anzi, “l’Italia è una bomba ad orologeria”. Indicando, infatti, i “tre elementi che fanno tremare i mercati”, Money.it ha aggiunto che “le banche d’affari (in testa Pimco, sigla che sta per Pacific Investment Management Company) consigliano addirittura di fuggire”. E i tre elementi sono, appunto, le elezioni anticipate, la crisi delle banche venete e la fine del programma di acquisto da parte della Bce, per cui l’Italia potrebbe essere costretta a chiedere l’aiuto dell’Esm (Meccanismo europeo di stabilità).

La settimana, però, come ormai puntualmente capita di questi tempi, è stata caratterizzata anche dall’eterno dibattito sul peso eccessivo delle tasse che ammazzano le imprese. E non tanto perché le entrate fiscali, nei primi quattro mesi di quest’anno, al netto dell’1,9% dell’aumento del canone Rai, sono aumentate del 2,2%, quanto per la celebrazione – il 3 giugno scorso – del “giorno della liberazione fiscale”. E cioè, come ha ricordato la Cgia di Mestre, “l’ultimo giorno dell’anno in cui lavoriamo per il fisco e cominciamo finalmente a lavorare per noi stessi”. Dunque, incluse le festività nel 2017 quest’anno sono stati necessari 153 giorni per scrollarci di dosso la morsa del fisco.

In materia, anzi, il peso esercitato sugli artigiani e piccole imprese, ha ricordato la Cna, non è stato affatto alleggerito, come pure impunemente si sente dire in Tv e sui media. Il ruolo dello sceriffo di Nottingham, infatti, ormai è esercitato dai Comuni, i quali in materia di balzelli si comportano come meglio ritengono. Per esempio, la Ttf (tassazione totale di un’attività) a Trento  è del 54,1%,  minore che a Reggio Calabria dove è del 73,4% (a Napoli è del 68%).  

E forse è anche per questo che – come ha denunciato Confcommercio – il Sud ha perso venti anni. Rispetto ai livelli del 1995, infatti, consumi e crescita del Pil sono rimasti pressoché al palo.