Italia, la cucina del Belpaese seconda al mondo dopo quella cinese: vale 209 miliardi di euro

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In tanti sostengono che la cucina italiana sia la più buona al mondo. Come quota di mercato, invece, è la seconda a livello globale (col 13%) dietro solo a quella cinese. E vale ben 209 miliardi di euro. Lo certifica una ricerca commissionata da Alma, la scuola internazionale di cucina italiana, e sviluppata da Deloitte, presentata oggi a Bologna al centro congressi del parco Fico-Eataly world. Il mercato della ristorazione mondiale nel 2016 ha raggiunto un valore complessivo di 2.210 miliardi di euro, con l’area asiatica e pacifica che copre il 46% del totale e il canale dei ristoranti che pesa per il 52%. All’interno di questa fetta di mercato, l’Italia è il quinto Paese al mondo con una quota del 4% (42 miliardi di euro il volume d’affari generato). Negli ultimi anni si è registrata però una decisa crescita sia dello street food (+6,1%) sia dei ristoranti cosiddetti ‘quick service’, cioè senza servizio al tavolo (+5,3%). La ristorazione tradizionale sale del 4,9%. A trainare la crescita sono il mercato nord americano (+4%) e soprattutto quello asiatico (+5,6%), grazie in particolare all’aumento dei consumi fuori casa. Nell’area orientale i consumatori assidui, che consumano cioè più di tre pasti fuori alla settimana, sono passati dal 27 al 30%. Il mercato europeo è invece stabile (+0,4%) ma nei prossimi anni si prevede un ritmo di crescita superiore all’andamento storico, intorno al +3,3%. Si tratta di un aumento superiore alla previsione per l’intero mercato globale (+3,1%), trascinato dal Nord America (+4,1%).
In questo quadro, col 13% la cucina italiana risulta la seconda a livello globale dopo quella cinese (19%) e davanti alla cucina americana (10%), indiana e giapponese (9%), francese (5%) e messicana (2%). Tutte le altre cucine del mondo, dalla thailandese alla vietnamita, dalla spagnola alla greca fino a quella africana, rappresentano nel complesso il 32% del mercato. Il volume d’affari generato dalla cucina italiana nel 2016 ha toccato i 209 miliardi di euro, di cui 60 in Cina e 56 negli Stati Uniti. Il mercato di casa muove invece 36 miliardi di euro all’anno. Dal punto di vista del numero di transazioni, la cucina italiana ha una penetrazione maggiore nei mercati americano e britannico (15%), seguiti da Brasile e India (13%). Per i prossimi anni si prevede una “forte crescita” per la cucina italiana nel mondo, grazie sia alla qualità percepita delle materie prime sia alla diffusione e all’effetto positivo dei programmi tv. “La principale sfida della ristorazione italiana ora è adattarsi ai nuovi trend di consumo fuori casa – sostiene Tommaso Nastasi di Deloitte – orientati a una cucina meno codificata, senza perdere quei caratteri distintivi del Made in Italy”. Anche l’occupazione nel settore ha buone prospettive: dalla ricerca appare “tendenzialmente in crescita”, con i ruoli di chef e cuoco che rappresentano i principali impieghi dei diplomati, col 54% e 23%. “Finalmente la cucina italiana ha la parte che si merita all’estero”, commenta Enzo Malanca, presidente di Alma. “La cucina italiana ha una marcia unica- sostiene Tiziana Primori, ad di Eataly world- e noi qui spieghiamo non tanto cosa c’è nel piatto, ma dietro al piatto. Perché la cucina italiana ha un suo stile”.