Viaggio in Campania, mostra fotografica di Giuseppe Leone nella sede della Fondazione Banco di Napoli

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di Alba La Marra

Un Grand Tour al contrario, da sud a nord, da Ragusa a Napoli. O, meglio, da un Sud ad un altro: da quello della sua amatissima Sicilia fino alle terre campane. Napoli, Pompei, Sorrento, Salerno, Benevento, Buonalbergo, Teggiano, Procida: queste le tappe del “Viaggio in Campania” compiuto da Giuseppe Leone e presentato lo scorso 4 ottobre presso la Fondazione del Banco di Napoli, nelle sale che accolgono il prestigioso archivio bancario della città: un suggestivo luogo di memoria ha accolto istanti destinati a diventare memoria.
Una terra che Leone non conosceva, prima della sua residenza del 2019, è divenuta oggetto di una mostra che l’artista definisce “una raccolta di appunti di viaggio, di schizzi”, di impressioni catturate in brevissimo tempo: lo ripete spesso il Maestro, quasi a schernirsi, quanto meno a sottolineare che queste fotografie sono frutto di un incontro veloce, in cui la profonda conoscenza di chi quei luoghi li vive quotidianamente è, per forza di cose, percepita e non approfondita come la sua sensibilità vorrebbe. Ma, come nei racconti più riusciti, che in poche pagine iniziano, sviluppano e concludono un’intera storia, così il suo viaggio non appare affatto monco o accennato: l’artista non ha semplicemente posato lo sguardo su un soggetto ma ha visto davvero, per trarne conoscenza e catturare l’anima dei luoghi e di chi li vive. Sono preziosi frammenti di una storia: meravigliosi racconti fatti e finiti. Del resto, nonostante l’abbia percorsa e fotografata in lungo e in largo, come testimoniano numerose pubblicazioni, finanche la sua Sicilia afferma di averla “solo sfiorata”, tanto multiforme è la sua complessa realtà. E tanto affamato di conoscenza è il suo sguardo, aggiungo io.
Alla Napoli dai mille colori, alla Sorrento del blu profondo del mare, al Sannio immerso nel verde, il bianco e nero di Leone – che a tratti appare tagliente, tattile, in alcune immagini quasi scultoreo, come quella che ritrae Piazza del Plebiscito – sottrae i colori e, nello stesso tempo, conferisce alle immagini forza, vigore e, direi, rigore: quello di chi “non ama la manipolazione, evita ogni tipo di compiacimento che allontana dall’indagine antropologica” – fondamentale nel suo lavoro, mi racconta – , quello che contribuisce a creare “lo scatto definitivo, la verità assoluta di un momento”, la vita vera e pulsante che si fa prima memoria, poi Storia.
Se l’arte, infatti, non sa che farsene della verosimiglianza, deve essere capace di sfidare il tempo e di tramandarlo. La fotografia, in particolare, deve avere la capacità di leggere il momento e catturarlo, “deve instaurare un rapporto di conoscenza” tra l’artista e il soggetto da immortalare, altrimenti arte non è.
Nella fotografia dell’artista ragusano non mi è sembrato di vedere solo quello che appare: c’è anche il suo amore per la letteratura, per l’arte, per la cultura in cui, da sempre, è immerso. C’è il Tardo Barocco di Noto, c’è Sciascia e Camilleri, c’è Il Gattopardo e Verga. C’è uno sguardo che ha girato il mondo – custodito in un archivio di circa seicentomila immagini – e poi è tornato lì dove è partito, mai sazio di storie da raccontare. Anche in “Viaggio in Campania” , quindi, c’è la sua Sicilia, l’isola dove tutto è “più” che altrove, dove l’insularità non è solo una condizione geografica quanto, piuttosto, una caratteristica insita in ogni dove. La sua terra gli scorre nelle vene, come la lava dell’Etna.
Il merito di aver donato alla nostra regione un tale sguardo è del Maestro sannita suo omonimo, Peppe Leone, che, da direttore artistico delle Residenze promosse dal Premio Penisola Sorrentina Arturo Esposito, ha individuato nel fotografo siciliano l’autore perfetto di un racconto per immagini capace di tenere testa alla magnificenza del luogo che lo ospita. Un ringraziamento vivissimo, poi, va a Mario Esposito, presidente del suddetto Premio, che, da raffinato umanista quale è, è riuscito prima ad immaginare poi a realizzare questo proficuo incontro tra arte e memoria, a beneficio di tutti noi.
Sarà possibile visitare la mostra fino al 23 ottobre: assolutamente da non perdere.