B-Future – Notte dei ricercatori: Moli-Bank, dai laboratori Neuromed i segreti dell’elisir di lunga vita

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La scommessa è quella di trovare le risposte necessarie non solo per vivere più a lungo ma anche per invecchiare in salute, la certezza è quella di aver già a disposizione elementi fondamentali per orientare il nostro stile di vista verso i migliori comportamenti alimentari. Di cosa stiamo parlando? Della Biobanca, un progetto che, nato in casa Neuromed, ha fatto il giro di tutte le più grandi testate giornalistiche internazionali, scientifiche e non, per aver dimostrato la correlazione tra la dieta mediterranea e la prevenzione di alcune importantissime malattie.
E proprio all’apertura della Moli-Bank, nel Parco Tecnologico Neuromed di Pozzilli, inserita nella European Biotech Week, è dedicata la giornata di oggi, tra le tante iniziative in programma nei centri Neuromed di Pozzilli e Caserta, aperti a studenti e cittadini in occasione degli eventi della Notte europea dei Ricercatori 2018.
Ne parla a Ildenaro.it Emilia Belfiore, responsabile Ricerca e Sviluppo di Neuromed.
“Il progetto di Biobanca – dice Belfiore – è uno dei pilastri fondamentali delle prospettive di ricerca dei nostri laboratori, in particolare del polo di innovazione Neurobiotech di Caserta. Si fonda, per dirla in poche parole, sulla raccolta di materiale biologico donato dai cittadini su base volontaria e sulla costruzione di enormi banche dati”.

Con quale obiettivo?
“Lo scopo è l’individuazione di veri e propri indirizzi di politica della salute e non semplicemente la cura del singolo caso”.

Quale materiale può essere raccolto e secondo quali criteri?
“Per materiale biologico intendiamo sangue, urine, parte di tessuti o anche altro tipo di elementi. A disciplinarne la raccolta è una rete scientifica europea che si muove sulla base di normative specifiche. Tutti questi campioni a livello cellulare forniscono informazioni importantissime ai ricercatori”.

Per esempio?
“Beh, nel caso specifico di Neuromed la Biobanca è servita inizialmente per studiare l’incidenza di determinati stili di vita e comportamenti alimentari sulle malattie cardiovascolari poi lo spettro di ricerca si è ampliato allo studio di altre patologie con risultati molto interessanti”.

Come nasce l’idea di una Biobanca?
“Nasce per iniziativa del professore De Gaetano e dalla professoressa Donati che nel 2005 avviano uno studio longitudinale sulla popolazione molisana. Il progetto consente in poco tempo l’arruolamento di ben 25mila volontari interessati a mettere a disposizione della scienza le loro informazioni non solo cliniche ma anche di stili di vita e di alimentazione oltre ovviamente al relativo materiale biologico. L’analisi, come detto, nasce per studiare le malattie cardiovascolari. Poi però va avanti, tanto che oggi la Biobanca vanta una collezione di ben un milione di campioni oltre che un patrimonio di ulteriori informazioni fondamentali come il registro morti e i dati di accesso alle cure farmacologiche da parte dei singoli volontari”.

Con quali risultati?
“Lo studio ha permesso al professore De Gaetano di dimostrare la funzione che una determinata abitudine alimentare, la dieta mediterranea, svolge sulla salute”.
Sintetizzando si potrebbe dire che chi mangia “italiano” vive più a lungo?
“In un certo senso. Gli studi scientifici hanno dimostrato che la Dieta mediterranea è utile alla prevenzione, e non solo alla cura, di tante patologie croniche, come quelle cardiovascolari, oncologiche e neurodegenerative. I risultati sono racchiusi in un paper, recentemente pubblicato, che è finito persino nella prima pagina della CNN”.

Quali sono le prospettive future?
“Il futuro è legato alla garanzia non solo della salute ma anche dell’invecchiamento in salute. Un problema, quest’ultimo, che con l’allungamento dell’età media dell’uomo va affrontato sicuramente. Le informazioni messe a disposizione da una raccolta di dati così capillare possono certamente supportare azioni di questo tipo”.

I dettagli dell’iniziativa su http://nottedeiricercatori.neuromed.it/