Il rischio nucleare e la tranquillità del Giappone

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Cari amici, sono appena rientrato dal Giappone  dopo 10 gg. di norrnale routine di  giro  di affari e dove ho potuto  trarre le mie considerazioni in merito al problema col North Korea.
Apparentemente la calma a Tokyo esiste, tutto è tranquillo e normale, la vita si svolge come sempre ed i  miei amici giapponesi con cui ho scambiato qualche idea sono perfettamente calmi e senza mostrare nessun segno di paura  ( la calma e la tranquillità sono doti  che normalmente distinguono questo meraviglioso popolo e che tanto dovremmo apprendere…).
L’aria che si respira in particolare a Tokyo è densa di tranquillità.
Anch’io a dire il vero ho passato dieci giorni normalissimi… al contrario di qualche amico che ha avuto addirittura paura di volare e venire in Giappone durante questa settimana.
Tokyo è piena come sempre di turisti ed in particolare di Americani… per non parlare di Kyoto e Kobe mete di gite turistiche con alberghi pienissimi.
L’ipotesi è che mai nulla accadrà per lo sgancio di testate nucleari,  ma si teme solo, direi  “suppose to be”, una bomba Ems o meglio Electro Magnetic bomb E Bomb, la quale non farebbe altro che fermare i campi elettrici etc. Un’arma progettata per mettere fuori uso i componenti elettronici in un vasto raggio di azione, provocando qualche  arresto per qualche mese di tutte le attività inerenti ai campi elettrici etc senza provocare nessuna perdita né umana né animale…
A dire il vero non mi dispiacerebbe, sarei felice di non poter utilizzare cellulari e restare in santa pace per qualche mese  senza Facebook, Twitter, Instagram etc…
Mi ha commosso invece una affermazione di un Ibakusha (sopravvissuto ad Hiroshima e Nagasaki).
Il Dottor Junji Sarashiwa, 88 anni, presidente dell’American society of Hiroshima, il quale aveva solo 16 anni quando il famoso ordigno “Little boy” fu sganciato su Hiroshima.
Sarashima san, asserisce: “Il nucleare non fa vincere le guerre. Porta  a distruzione totale… e basta. Peccato che ora c’è chi lo dimentica… e spero che in nessun luogo e per nessun motivo qualcuno debba ancora soffrire, come quello cha abbiamo sofferto noi”.