‘Mettere il cuore in tutto quello che si fa’, parla il conduttore Rai Beppe Convertini

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in foto Beppe Convertini

di Emilia Filocamo

Se c’è una parola per definire Beppe Convertini è sicuramente entusiasmo. Un entusiasmo che trasmette senza alcuna difficoltà e che trapela trasparente dalla sua conduzione, dal suo modo di rapportarsi agli altri, e non solo per una professionalità e deontologia dovute, ma soprattutto per inclinazione e per essere sostanzialmente un uomo fortemente legato alle proprie radici e dunque in grado di distribuire in modo spontaneo e genuino una grande competenza e fiducia. Siamo alla seconda intervista: un lasso di tempo sufficientemente corposo intercorre tra il nostro primo incontro telefonico e quello attuale. Un lasso che, ovviamente, tiene conto di tanti cambiamenti ed evoluzioni, sia professionali che personali. Ed è proprio da questo punto che parte la nostra chiacchierata.

Chi è oggi Beppe Convertini da un punto di vista professionale ma anche nella vita privata?
Un uomo di 50 anni con l’esperienza di questi anni in giro per l’Italia in cui ho avuto la possibilità di  incontrare tantissime persone. Un’esperienza di umanità, fatta di grandi donne e uomini  che hanno intrecciato il mio percorso nella mia attività di conduttore ma anche di attore. Definirei questo periodo come la sommatoria di tante esperienze di vita e di numerosi incontri speciali. Da un punto di vista più squisitamente professionale, ho maturato oltre 30 anni di esperienza lavorando come attore e conduttore. Dal teatro al cinema passando per la fiction e i programmi radiofonici e televisivi. Credo di aver accumulato un’esperienza tale da poter affrontare tutte le sfide che verranno. Ma a questo si aggiunge anche la quotidianità, che considero elemento imprescindibile e fondamentale: dal punto di vista umano, il legame con la mia terra di origine, la Puglia, con la mia famiglia e le mie radici, costituisce la base dell’uomo di oggi e anche del professionista.

Il racconto televisivo, sia che si tratti di territorio o di personaggi che di attualità, ha un registro specifico. Da professionista, quali sono gli elementi che lo rendono efficace e che davvero arrivano al cuore del pubblico?
Il racconto televisivo ha un registro specifico che è quello della veridicità e soprattutto del racconto dei fatti così come sono. Credo che sia questo il primo aspetto che arriva al pubblico ma è chiaro che poi la differenza la fanno le persone con il loro contributo di empatia. Nella mia carriera, da Linea Verde ad Azzurro Storie di Mare, passando per Uno Weekend e per programmi in studio come La Vita in Diretta o Uno Mattina in Famiglia, in onda il sabato alle otto e mezza e la domenica alle sei e mezza su Rai 1, ho incontrato molte persone incredibilmente ricche umanamente. Le loro storie affascinanti e il modo in cui si sono raccontati, con generosità e trasparenza, hanno dato un contributo incredibile. Fondamentale è mettere il cuore in tutto ciò che si fa.

C’è qualcosa che vorresti davvero raccontare al pubblico? Una tematica o un argomento che ti stanno a cuore?
Sicuramente tante tematiche legate all’attualità. So perfettamente che, al momento, le due guerre in corso, parlo ovviamente dell’invasione russa in Ucraina e della guerra in Medio Oriente, oltre a tutte le altre, hanno catalizzato l’attenzione a livello mondiale. E’ dura raccontare quello che ci arriva attraverso  immagini strazianti,  sapere che ci sono centinaia di migliaia di vittime, compresi i bambini, e milioni di profughi. Sarebbe bello poter smettere di raccontare  questo, che tutto finisse.

Puoi svelarci i tuoi prossimi progetti?
Condurrò ancora Uno Mattina in Famiglia fino a giugno. Un’esperienza bellissima essere nel programma di un maestro della TV quale è Michele Guardì e con una squadra di tutto rispetto composta da Giovanni Taglialavoro, capo autore, e dal regista Marco Aprea.

Se potessi immaginarti in un’epoca diversa dalla nostra, quale sarebbe e perché?
Sarebbe qualcosa di estremamente affascinante poter vivere in un’altra epoca, adattarsi ad abitudini e modi di fare diversi. Personalmente, sono molto attratto dall’Ottocento. In realtà è una sensazione che ho già sperimentato grazie al mio lavoro di attore: è ammaliante poter vivere la vita degli altri e catapultarsi in un altro periodo storico.

C’è qualcosa  che non sei riuscito a dire a qualcuno e che oggi vorresti dire?
Fortunatamente ho sempre detto quello che pensavo: ribadisco spessissimo il bene immenso che voglio a mia madre, alle mie sorelle, ai miei nipoti e pronipoti, e a tutta la mia straordinaria famiglia. Non credo sia un caso che radici e famiglia abbiano in qualche modo aperto e chiuso la mia seconda intervista a Beppe Convertini. Ecco, il suo è un racconto vero: è un uomo di spettacolo, un artista, le cui radici sono talmente salde e pronte a mostrare i frutti, che ogni filtro diventa uno specchio in cui cogliere tutta la sua incredibile autenticità.