Organismi musicalmente modificati

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di Giuseppe Tranchese

Si è soliti considerare le piante ridotte al solo istinto di sopravvivenza e potrebbe sembrare folle credere che anch’esse manifestino un’intera gamma di emozioni e reazioni: dall’euforia allo stress, dall’energia vitale alla sindrome autodistruttiva. Pur sprovviste di orecchie visibili, le piante sono dotate di sensori acustici, distribuiti dalle radici alle foglie, che reagiscono a qualsiasi forma di vibrazione. A prova di ciò, già nel 1980 Joël Sternheimer, docente in fisica quantistica presso l’Università Europea della Ricerca (ma anche protagonista del mondo della canzone negli anni sessanta con lo pseudonimo di Évariste), è stato responsabile di scoperte fondamentali che, se fossero state messe in pratica nell’industria agroalimentare, avrebbero reso superflui i pesticidi e gli organismi geneticamente modificati per la protezione della colture.
Il suo lavoro dimostra il ruolo fisico-chimico della musica nella crescita dei vegetali e nel rafforzamento delle loro difese naturali, ponendo degli altoparlanti nei campi e diffondendo melodie appropriate per cinque minuti al giorno.
Prima di lui altri accademici, come Dorothy L. Retallack, avevano verificato l’influenza della musica su petunie, mais e zucche. Separate in due gruppi, queste piante “ascoltavano” musica classica o rock. Se da un lato il Rock le faceva crescere in modo spropositato, dall’altro aumentava notevolmente il loro fabbisogno d’acqua e spesso finiva per paralizzarle conducendole alla morte – con la notevole eccezione dei fagioli, molto amanti dell’Heavy Metal. Bach e Vivaldi, d’altra parte, stimolavano delicatamente la fioritura e l’espansione delle radici.
Sternheimer si è spinto oltre. Avendo scoperto che ogni proteina (essenziale per lo sviluppo di qualunque vivente) emette un’onda particolare, ha convertito tale frequenza in onde musicali. E ha fatto in modo che le piante ascoltassero la loro specifica partitura, ottenendo un aumento della loro crescita e delle difese in una percentuale compresa tra il 25 e il 60%. L’acmé del suo lavoro ebbe luogo in Senegal nel 1996, laddove sperimentò che le piante di pomodoro, ascoltando le frequenza di una delle loro proteine “anti-siccità”, cominciarono a svilupparle con tale ardore da diventare capaci di fare quasi a meno dell’acqua, rivelando, addirittura, una produzione più elevata dei vegetali che avevano ricevuto una normale irrigazione. Lo stesso anno, in Francia, egli dimostrò che le melodie proteiche, chiamate proteodie, potevano inibire i virus che colpiscono i pomodori ancor prima che iniziassero i loro attacchi, e riuscì a trattare, in modo efficace, le piante malate.
Dati i risparmi, la maggiore efficienza e i vantaggi ecologici dei fertilizzanti sonori e di tali melodie terapeutiche, non si può che valutare con sgomento la forza delle lobby alimentari, che sono riuscite ad imporre ai governi i loro pesticidi devastanti ed i loro organismi geneticamente modificati, piuttosto che lasciar fare alla natura attraverso la pratica degli organismi musicalmente modificati, e perché no, di una vasta campagna di vaccinazione sonora.