Paesaggi del silenzio, a Roma la mostra di Marco Pili

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In foto "Paesaggi del silenzio", di Marco Pili

Saper guardare, consente di addentrasi in un luogo, cogliere la forma più recondita e distinguerne i particolari nella loro più complessa totalità. Consente all’uomo di svelare la sua sostanza, – come per il latino videre – che significa conoscere se stessi nel sentiero della scoperta, all’interno di ogni forma e dietro ogni figura, comprendere la muta eloquenza di ciò che conserva la propria terra e la sua più recondita identità.
E per sentirsi parte di un luogo, bisogna saper riconoscere le parti di un tutto, come in quell’unità del paesaggio che fu per Platone il suo cosmo luminoso, quell’antico mondo mediterraneo di unità e di pluralità, di storiche civiltà, di mercanti, corsari e avventurieri, di uomini che lo hanno navigato con inconfondibile identità.
A Roma, venerdì 10 gennaio 2020, alle ore18 presso la galleria Studio Arte Fuori Centro si inaugura la mostra del pittore sardo Marco Pili “Paesaggi del silenzio” con il patrocinio del Comune di Nurachi della Regione Autonoma della Sardegna e della Fondazione di Sardegna.
Il ciclo espositivo “proposte 2020” dal titolo “portatori di silenzio” è curato dal critico d’arte Michelangelo Giovinale e si articola nelle mostre di quattro artisti contemporanei: Marco Pili, Raffaele Boemio, Isabella Ciaffi e Luigi Pagano che verranno realizzate fra i mesi di gennaio e aprile 2020 sul tema suggestivo del silenzio.
Nel testo critico che introduce la prima delle quattro mostre, si legge della capacità di Pili di saper cogliere con occhio sagace la straordinaria forza del paesaggio sardo che Pili ricerca nella trama sottile di una pittura che ha in se, frammenti di paesaggi perduti.
Le opere in mostra, hanno il sapore delle stagioni di mezzo, si legge nel testo, quando l’odore di terra bruciata sale alle narici dopo le piogge d’agosto, mentre i venti di maestrale soffiamo in Sardegna fra i resti di antichi nuraghi e i fitti canneti della penisola del Sinis, dove l’orizzonte accecato di luce si restringe in quell’abbraccio fatale – se non mortale – fra cielo, mare e terra.
Le opere di Marco Pili sono un continuo dialogo che si consuma nel silenzio. Interroga le radici che, a lui parlano di paesaggi secolari, di spiagge bianchissime di granelli si sabbia di quarzo piccoli come chicchi di riso. Parlano dell’uomo e della sua storia.