Chirurgia per la tiroide Docimo: Campania al top

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Cinquecento esperti di Endocrinochirurgia da tutta Italia si sono dati appuntamento a Napoli per l’XI Congresso Nazionale del Club delle Unità di Endocrinochirurgia, che si è chiuso sabato 6 giugno, nella splendida cornice di Castel dell’Ovo. Al centro del dibattito, innovazione e risultati della chirurgia nella cura delle malattie degli organi endocrini, come tiroide e paratiroide, mammella, surrene, pancreas. A presiedere i lavori Giovanni Docimo, professore associato di Chirurgia della Seconda Università di Napoli, e Maurizio De Palma, direttore del Dipartimento di Chirurgia dell’Ospedale Cardarelli di Napoli. Il Club delle Unità di Endocrinochirurgia italiane, Società scientifica che in poco più di 15 anni ha unito il mondo endocrino chirurgico italiano al fine di condividere studi, ricerche e protocolli, ha svolto attività di formazione e perfezionamento mettendo in rete le competenze e, recentemente, anticipando Ministero e Regioni, ha promosso una certificazione dei Centri di Riferimento che rispondono a requisiti di qualità, indicandoli nel proprio sito.

Prof. Docimo, quali sono le novità discusse in questo convegno e perché è importante che sia stato organizzato a Napoli?

“Questo convegno arriva a Napoli in un momento importante. Da tempo, cerchiamo di affermare che la nostra è una buona Sanità. Siamo qui per discutere delle novità sulle terapie. La Campania, nel campo dell’Endocrinochirurgia, è un punto di riferimento, sia per la ricerca che per i pazienti. Bisogna contrastare l’emigrazione sanitaria. Una delle iniziative dell’Uec è il bollino di qualità per le strutture chirurgiche e per i professionisti che operano nel campo della chirurgia tiroidea. Per ricevere questo bollino, la strutura deve aver realizzato almeno cento interventi in un anno. Invece, su un totale di circa 40mila interventi, almeno la metà viene realizzata in strutture che operano meno di 10 volte all’anno”.

Perché è stata data Particolare attenzione, durante il convegno è stata dedicata al contenzioso legale medico-paziente?

“Si è raggiunto un contenzionso non più sopportarebile perchè il paziente denuncia medico e struttura per qualsiasi cosa succeda. Non è pensabile che ogni complicanza possa essere risarcita. Va punita la malasanità, non la complicanza, il cui rischio è sempre presente. Dobbiamo tendere a ridurre al minimo le complicanze, ma una chirurgia a rischio zero non esiste. Per questo è necessario parlare con cittadini, istituzioni e magistrati. In queste condizioni diventa insostenibile il sistema assicurativo. Alla tavola rotonda hanno preso parte oltre ai chirurghi, magistrati,avvocati, medici legali, assicuratori e giornalisti per meglio definire le cause occulte che stanno spingendo i professionisti a un ricorso sempre più fequente alla medicina difensiva, nel tentativo di frenare la mole numerosa di procedimenti giudiziari per colpa professionale”.

Durante il convegno è stato presentato uno studio del Club sul microcarcinoma e sui tumori della tiroide. Quali sono i risultati?

“Lo studio conferma la buona curabilità dei tumori tiroidei. Diagnosi precoci ci consentono di trattare in tempo i microcarcinomi inferiori al centrimetro, per i quali intervento chirurgico è risolutivo al 95 per cento, con una prospettiva di vita di 20 anni, un tempo enorme per un malato di cancro. I risultati sono tranquillizzanti”.

Uno degli obiettivi che si pone l’Uec è anche quello di rendere evidente la stretta collaborazione tra mondo ospedaliero e universitario. Perché?

“Nella nostra Regione, rappresentano eccellenze di livello nazionale e quotidianamente tentano di arginare il fenomeno della migrazione sanitaria che attualmente costa circa 300 milioni annui alla Campania. In questa regione è in atto la realizzazione di una rete di strutture enodcrinochirurgiche. Ciò ci permetterà di seguire i pazienti dall’inizio alla fine del loro percorso, senza farli andare avanti e indietro. Ciò permetterà, inoltre, ai pazienti di ridurre le liste d’attesa, conoscendo comodamente in quali strutture c’è posto, informazioni precise e accoglienza migliore. Anche ciò riduce la migrazione sanitaria”.