D’Elia, una storia lunga otto generazioni: c’è il premio della Presidenza della Repubblica

118

Non ha avuto paura di invecchiare. Anzi, per un’azienda di Torre del Greco, premiata dal Governo Italiano per la sua longevità, i secoli che si porta addosso e il tempo che passa sono diventati punto di forza, fonte di ricchezza e nerbo dell’economia cittadina.
Nulla è andato perduto.
Anzi, per la D’Elia tutto è finito nel bagaglio della memoria e nelle mani degli artigiani che, con i loro intagli, le collane, le sculture e i bracciali in corallo, oro e madreperla, hanno girato il mondo e hanno scritto le pagine più belle dell’economia e della tradizione orafa Italiana. Dell’azienda oggi è presidente Alfonso Vitiello per il cui profilo bisognerebbe rispolverare uno di quei termini un po’ fuori moda e pronunciarlo nel suo corrispettivo inglese “gentleman”, elegante, pigro nelle parole quanto generoso nei sorrisi. Si concede nei gesti la lentezza di chi non ha necessità di competere e nel lavoro pretende che tutto cada a pennello, come nel suo stile di vestire con abiti napoletani.
Per la sua storia, La D’Elia con altre mille in Italia, nell’ambito della manifestazione “Italia 150, le radici del futuro” è stata iscritta nel registro storico delle imprese.
Ma è anche stata premiata: con altre 150 ha ricevuto un riconoscimento per aver contribuito con i suoi meriti imprenditoriali alla costruzione del sistema economico italiano in questi ultimi centocinquant’anni della nostra storia. Un omaggio ai titolari di impresa che hanno saputo fare della tradizione e della continuità, ma anche della capacità di adattamento alla costante mutevolezza delle condizioni del mercato, il volano della loro lunga storia di successo.
Un’esperienza lunga oltre due secoli per la ditta D’Elia dove Alfonso ricorda ed affonda le radici nel 1790, ben otto generazioni fa: ancora oggi con i cammei e le perle coltivate provenienti dal Giappone e lavorate a Torre del Greco, Alfonso continua a girare il mondo seguendo la strada tracciata dall’antenato Giuseppe D’Elia.
Quest’ultimo nel 1790, aprì il primo laboratorio in città, inaugurando anche due uffici a New York e a Kobe. Un lavoro tramandato di padre in figlio, che durante il secondo conflitto mondiale, si è rivelato utilissimo per le imprese giapponesi, obbligate per le sanzioni di guerra, a vendere le perle solo all’America. La ditta D’Elia-Vitiello, con il suo ufficio a New York, ricorda Alfonso, diventata il ponte commerciale tra il Giappone e l’Europa, tanto da guadagnarsi la gratitudine del regnante nipponico, arrivato in città nel 1921 e più precisamente il 17 di luglio per ringraziare il trisavolo del lavoro svolto.