Genio, visione immaginifica, meraviglia, innovazione. Escher interpretra la sua opera

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in foto un'opera di Escher

Dall’Olanda l’artista che ha fatto del paradosso percettivo e del rigore geometrico i suoi cavalli di battaglia. Tutti pazzi per Escher. Dopo un estate senza colpi di scena finalmente a Napoli una mostra speciale, intelligente e, diciamolo pure, facile. Potrebbe portare al PAN un affluenza come mai, neanche nei più rosei sogni di gloria, si è verificata. Intendiamoci, Escher è l’artista da un milione di visitatori. Opperbccolina com’è possibile tutto questo successo? Metti in un frullatore filosofia e paradosso, poesia e arte, spruzza con un po’ di matematica , frulla per bene ed il risultato è quel po’ di noi stessi che il geniale olandese ha rappresentato nelle sue opere. Un po’ di pensiero italiano e un po’ di modernità della scienza. Una mostra di opere che accendono la curiosità e stimolano gli intenti. L’autore che diventa una sua opera. E poi una selezione di opere prodotte dall’artista durante il suo viaggio in Campania durante la primavera del 1923, lungo la Costiera Amalfitana fino a Ravello. I napoletani lo sentiranno vicinissimo. E’ olandese ma il mare di Atrani è il suo mare. Lo spettatore si emoziona e ama quelle opere che per l’attualità del proprio linguaggio visivo hanno ispirato tante pubblicità. Un successo di pubblico dovunque sia stata allestita. Sarà così anche a Napoli? Perchè no, Escher si mostra da solo, si autoallestisce, interpreta e si fa interpretare. Per questo una mostra delle sue opera è facile. Come un one man show Escher diventa l’opera di Escher e trascina in questa metamorfosi tutto il pubblico. Provoca e guida il suo processo di autoidentificazione con i luoghi, con i voli e le profondità dell’anima. La metamorfosi, questo continuo divenire che non si ferma mai cattura il pubblico come nessuna tecnica d’interpretazione può fare. Scale, specchi coni ottici perfino installazioni immersive. Il visitatore si cala negli universi ipnotici tratteggiati dall’artista e si lascia travolgere, inonda i social con fotografie che lo mostrano inserito nell’opera esposta, vive un esperienza indimenticabile e nel raccontarla provoca in altri futuri turisti il desiderio di provare quell’esperienza. Escher stimola il suo pubblico con intelligenza, con cose belle e lo emoziona.. Questa è interpretazione. La modernità dell’artista è anche in questo. Egli stesso si promuove, penetra lo spettatore ne proietta il pensiero ed il sentire, lo risucchia nelle proprie opere, lo emoziona. Avrebbe dovuto scrivere il manuale dell’interpretazione per tutti quelli che desiderano esporre al pubblico opere o manufatti. Tutto magnifico dunque, a partire dagli auspici. Come da copione per questo artista. La mostra di Napoli però, sfruttando anche il vissuto dell’artista, il suo legame col territorio campano, avrebbe potuto essere diversa da tutte quella fin ora fatte tutte seguaci del solito copione espositivo: opere a muro-oggetti-installazioni-esperienza. E se invece l’allestimento fosse andato oltre la tradizione e avesse reso immersiva tutta l’esposizione riproponendo le opere in un contesto fortemente sensoriale?.