Presentazione del saggio “Elicantropo. 20 anni tra sperimentazione e memoria”

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Martedì 12 luglio, alle ore 18,00, presso la saletta dello Spazio Guida di via Bixisignano, 11, presentazione del saggio “Elicantropo. 20 anni tra sperimentazione e memoria” (Guida editori) di Maresa Galli. Con l’autrice, Giulio Baffi, Carlo Cerciello. Modera Angela Matassa. Per il Teatro di vico Gerolomini sono stati venti anni di intensa attività creativa, di laboratorio e di vetrina per artisti che sarebbero, nel tempo, diventati importanti autori, attori, registi, scenografi, costumisti, musicisti, danzatori, di sinergie costruite con altri spazi teatrali partenopei, di creazione di un rapporto con lo spettatore intimo, spiazzante, provocatorio, affascinante, commovente, rabbioso, di un rapporto politico, anni di riconoscimenti nazionali e locali per il teatro.

“Vent’anni fa – scrive l’autrice – misi piede per la prima volta nello spazio teatrale dell’Elicantropo e da allora non ho mai smesso di frequentarlo. Un luogo di sperimentazione e memorie, nel quale si propongono classici e nuova drammaturgia, dove si reinventa ad ogni messinscena lo spazio teatrale, dilatandolo con l’immaginazione, con la creatività di un affiatato team. Un’atmosfera magica, con un’alchimia totale nel rito che si rinnova ogni sera, che coinvolge totalmente lo spettatore facendolo sentire parte del tutto”. Il teatro Elicantropo ha ricevuto, tra gli altri, il Premio Giuseppe Bartolucci nel 2001, con la seguente motivazione: “Piccola e viva realtà napoletana che ha saputo trovare la scintilla dell’invenzione nel travestimento di un minuscolo spazio destinato a esistere solo creandosi una nuova faccia a ogni spettacolo, e a coinvolgere chi vi assiste nell’autorappresentazione di un teatro di testo che continuamente si raddoppia. La raffinatezza delle scelte di Carlo Cerciello s’è andata modellando un mondo grazie alla fantasia espressiva dei suoi attori Paolo Coletta e Imma Villa in prima linea, spesso con il determinante sostegno produttivo di Vesuvioteatro: ed ecco l’Elicantropo, dopo “scandalosi” recuperi del ‘600 partenopeo, approdare grazie all’incontro con grandi autori contemporanei a una “crudeltà” che non smette di essere gioco nel riflettere una condizione umana condannata ai contagi repressivi e alla finzione”.