Viaggio in Calabria

521
In foto Delianuova, in Calabria

Ogni volta che torno in Calabria, compio un viaggio di riscoperta delle mie origini ma questa volta sono riuscito a conciliare gli impegni familiari con la mia incessante ricerca di talenti che intendo importare in Campania. Una volta qui, mi è impossibile sottrarmi ai sentimenti ambivalenti che il Sud provoca in molti meridionali, alternando l’attrazione e la passione esercitata dalle proprie radici con il rammarico di ritrovarsi dinanzi alla gravità di problemi atavici. Ci capito spesso da queste parti anche grazie all’investimento che il gruppo che presiedo, Formamentis, ha fatto in questa regione con le sedi di Cosenza e Locri.
In una parola sola, la Calabria è selvaggia e non brilla per le sue infrastrutture, ancora troppo carenti, specie lungo le vie interne che la rendono al tempo stesso inguaribilmente premoderna. I suoi tre parchi nazionali Aspromonte, Pollino e Sila sono molto wilde e si possono ancora vivere esperienze uniche, come la traversata dell’Aspromonte in ciuccio, lungo una settimana dal versante tirrenico a quello ionico. Una carenza di trasporti e collegamenti che si ripercuote prima di tutto sull’incapacità calabrese di lasciarsi visitare da parte dei flussi turistici. Basti pensare che in talune località dell’entroterra mancano addirittura le fermate per gli autobus circolanti.

In foto Giuseppe Melara e Rocco Scutellà
In foto piazza Municipio a Delianuova
In foto Chiesa Maria S.S. Assunta a Delianuova
In foto: colazione a Reggio, granita di fragole

Calabria selvaggia anche per le sue strutture primordiali che continuano a infestare questa terra, come le ‘ndrine calabresi, cosche che si reggono su legami parentali strettissimi e per questo difficili da sradicare. Ma proprio non ci sto a bollare il familismo meridionale come una struttura amorale, particolaristica e incapace di generare legami interpersonali virtuosi. La mia famiglia è originaria Delianuova, piccolissima località dell’Aspromonte, la desinenza “nuova” la si deve alla fusione da parte di Re Umberto I che nel lontano 1878 decise di accorpare due comuni preesistenti Paracorio e Pedavoli. Ma la frattura è tutt’altro che superata, il paesino resta diviso in due fazioni, contrapposte in due chiese diverse con i propri santi e processioni. Qui sono nati e cresciuti i miei genitori, in seguito trasferitisi in provincia di Salerno, dove poi sono nato io.
A Delianuova, si fa per dire, sono in cerca di mio cugino Rocco Scutellà, talento straordinario della pasticceria calabrese per i suoi torroni e per i dolci secchi. Sarà lui il talento calabrese che in questo caldo luglio sarà docente degli allievi nella scuola Incibum di Pontecagnano. Ecco un esempio che rovescia lo stereotipo, un caso perfetto di “familismo morale”, attivato in nome delle competenze e della crescita professionale.
Esiste infatti una Calabria ricca di legami civici e associativi, penso ad esempio alla vivacità intellettuale, culturale e artistico del reggino e del cosentino, alle sue compagnie teatrali e alle numerose residenze artistiche. Saranno state le energie intellettuali calabresi a spingere il colosso giapponese NTT dell’intelligenza artificiale e della cyber security a stabilire il suo il suo centro italiano di ricerca e sviluppo a Rende, creando una enclave cosentina di alta ingegneria digitale che ha già generato opportunità per diversi laureati dell’Università della Calabria. Sembra strano ma esiste un legame tra Giappone e Cosenza fin dalla nascita dell’ateneo calabrese, quando il Rettore Andreatta aveva favorito il reclutamento di doversi docenti nipponici.
Se avessi preso l’Intercity, il viaggio sarebbe stato troppo lento e caotico, oggi a causa dei ritmi di lavoro frenetici, certamente al di sopra della mia soglia di sopportazione. Rientro grazie al freccia bianca Reggio Calabria – Salerno, ancora una volta da Sud verso Nord. Il treno, seppur popolato non solo da famiglie ma anche da colletti bianchi e turisti, conserva ancora uno strano senso di disordine meridionale, desumibile dalla presenza di valige enormi e da una promiscuità che tende a disperdersi già dopo Salerno. Il mio pensiero corre veloce al tempo degli emigranti, quando dalla Sicilia, dalla Calabria e dalle altre regioni del Sud partivano braccianti e operai diretti verso le fabbriche del Nord come la FIAT e la Pirelli. Immagino le valigie piene di cibo e conserve, piene di sapori e di tradizioni da portarsi dietro come beni preziosi. E mi resta il dubbio che tra i bagagli più grandi, proprio tra quelli che mi circondano nella mia carrozza, vi siano ancora tesori rari e prelibatissimi.