“Algeria Terra infinita”, nomadismo e migrazione in mostra a Castel dell’Ovo

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Migrazione e nomadismo per unire in uno scambio continuo, per costruire una identità che sia sempre più ricca. E’ un aprirsi alle diversità, all’universo, il filo conduttore della mostra “Algeria Terra Infinita – Nomadismo di Pensiero e di Cuore”, a cura di Giuseppe Ussani d’Escobar, che sarà inaugurata domani e sarà visitabile fino al 26 marzo negli spazi espositivi del Castel dell’Ovo, a Napoli. Colori, studio della luce, prospettive, tributi all’Algeria e a Napoli, magnificazione della donna come primo essere dell’universo. Come nel sangue che l’Algeria ha versato negli anni del suo terrorismo interno, fissato nella tela completamente rossa dipinta da Nadjia Chekouf, con una moltitudine di lame, rivolte verso l’alto, “omaggio – come spiegato dal curatore della mostra – alle donne che si sono sacrificate in quegli anni a difesa dei loro uomini, partiti, figli, fratelli”. E’ ancora nelle opere di Chekouf che viene fissata l’esplosione dei colori forti a partire dalla costruzione dei tessuti berberi. Smail Zizi propone, con le sue sculture in marmo, l’evoluzione della donna “che da crisalide diventa farfalla, si genera e rigenera”. E dalla rinascita, la donna si trasforma in ballerina, che, in punta di piedi, affronta un universo di musica, “creando lo spazio attraverso il suo movimento, in una realtà in cui la prima parola è un passo di danza”. Non manca l’omaggio a Napoli, città che come Algeri si affaccia sul mare. E’ Fenech a ritrarre Napoli, città nella quale ha vissuto e di cui ha toccato con mano le contraddizioni: le vele di Scampia, piazza del Plebiscito, ritratta dalla basilica di San Francesco di Paola, dipinto nel quale due montoni si scontrano, “a ricordo di Abramo, al quale fu chiesto di sacrificare il figlio e che Dio sostituì infine con un montone”. Ed è sempre Fenech che in una delle sue opere esposte, nell’ultima stanza, l’ultima tappa del viaggio, che rende omaggio anche a Pino Daniele, riportando su tela i versi di “Napule è”, sullo sfondo, anche in questo caso, delle vele di Scampia. Da Castel dell’Ovo, in un altro suo dipinto, parte un ponte immaginario verso l’Algeria, attraverso il mare. Ci sono gli omaggi a Sant’Agostino e all’emiro Abdelkader, nati entrambi in Algeria e “messaggeri di pace ed armonia”. “Il primo da sempre a favore del dialogo, dell’unione tra ragione e fede – spiega Ussari d’Escobar – e il secondo che ha saltato la vita di tanti cristiani in Siria”. Sono otto artisti algerini e una italiana che raccontano, con le loro opere, storie e civiltà antiche e contemporanee suggellando il legame profondo di due civiltà del Mediterraneo. La mostra è organizzata dall’Ambasciata di Algeria in Italia e da Sphaerica Srl, in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura e al Turismo del Comune di Napoli. Gli artisti che espongono, Khaled Abdallah, Brahim Achir, Ahmed Bekhokha, Nadjia Chekoufi, Amor Dekhis, Abdelkader Houamel, Mohamed Rouhani, Smail Zizi e Anna Shamira Minozzi, unica italiana, raccontano attraverso forme immagini pensiero il cuore delle due terre. Italia e Algeria sono congiunte idealmente con un progetto espositivo che offre allo spettatore una visione contemporanea della storia antica. L’Algeria diventa così un “eterna infinita” in cui il Mediterraneo e allo stesso tempo elemento di congiunzione e luogo identitario. Ed è così che prende vita un dialogo che ha nelle parole dell’accoglienza, libertà ed amore elementi cardinali dove orientare la crescita culturale, sociale di intere civiltà.