Belli, Brutti e Cattivi: la Natura non fa distinzioni

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di Giuseppe Tranchese

Da circa trecentomila anni Homo sapiens sapiens ha cominciato a coesistere con la Natura. Probabilmente, dapprima come “inconsapevole” pedina all’interno dei complessi sistemi naturali, poi, progressivamente, imparando a gestire parte di questi meccanismi attraverso un lungo ed articolato processo basato sull’esperienza, sulle capacità e sulle conoscenze che, in qualche modo, ne hanno plasmato e consolidato il legame. Mano a mano che noi uomini siamo riusciti a definire parte delle molteplici dinamiche che la Natura mette in atto, abbiamo cominciato a svincolarci da Essa, non tenendo conto di essere ancora poco pervasi da un elemento fondamentale: la conoscenza.
Nonostante siano stati fatti considerevoli passi avanti, culminati nella tecnocrazia emersa dalla più recente rivoluzione industriale, sappiamo ancora veramente poco degli elementi e delle funzioni dell’articolato ecosistema naturale.
La conoscenza è fondamentale per guardare in maniera umile e produttiva al rapporto Uomo-Natura ed, in tale contesto, assume un ruolo fondamentale il rispetto della biodiversità (intesa come l’insieme di tutti gli organismi viventi, grandi e piccoli che siano, che popolano il nostro pianeta), affinatasi nel corso di milioni di anni di evoluzione: una spinta verso il cambiamento, l’adattamento e la diversità.
La Natura rappresenta un valore immenso anche per i benefici che ci offre, i cosiddetti servizi ecosistemici, cioè tutto ciò che Essa mette a disposizione dei suoi ospiti per consentire loro di espletare le proprie funzioni uniche ed insostituibili. Degli innumerevoli benefici “erogati”, come l’acqua potabile, l’ossigeno, l’ozono, gli ambienti ed i paesaggi che nutrono il nostro benessere psicofico, spesso sembriamo non accorgerci più, o quanto meno, li consideriamo come un normale diritto acquisito, salvo, forse, quando ne siamo privati. Ma imparare ad utilizzare i servizi ecosistemici, preservando la loro “macchina erogatrice”, rappresenterebbe la visione più coerente, evoluta e finalizzata possibile. Il rapporto tra biodiversità e benefici eco sistemici può essere paragonato, semplificando molto il concetto, ad una trasmissione di informazioni a rete, costituita da infinite connessioni e punti di ricezione che garantiscono la possibilità di non perdere informazioni, anche se in uno dei suoi punti dovesse verificarsi un’interruzione (cosa che invece accadrebbe se i punti di comunicazione non fossero interconnessi ma legati singolarmente). Da ciò deriva che ambienti ad elevata biodiversità siano dotati di marcata resilienza, cioè posseggano elevata capacità di rispondere a perturbazioni esterne al sistema, garantendo risultati ecosistemici migliori. Elencare e sintetizzare tutte queste funzioni sarebbe impossibile, ma qualche breve esempio per restare in tema di attualità è opportuno farlo. Infatti, in questi giorni sul banco degli imputati dei “brutti e cattivi” sono stati fatti salire alcuni viventi come i pipistrelli (anche pangolini, serpenti …). Sappiamo che esistono numerose piante (banane, mango, papaja, caffè, durian per citarne solo alcune) che basano proprio il loro ciclo vitale sull’interazione con alcune specie di pipistrelli grazie ai quali possono beneficiare dei servizi di trasporto, impollinazione e dispersione dei loro semi. Ma c’è anche una miriade di sostanze naturali, scoperte ed utilizzate anche nel campo della salute umana, ricavate da questi animali. Ad esempio una glicoproteina con spiccata attività anticoagulante (DSPA) presente nella saliva di alcuni pipistrelli ematofagi sudamericani del genere Desmodus. Tale prodotto salivare avrebbe non solo la proprietà di disgregare coaguli sanguigni dopo fenomeni ischemici ictali, ma soprattutto il suo effetto trombolitico perdurerebbe nel circolo ematico fino a nove ore rispetto alle sole tre della maggior parte dei prodotti di sintesi chimica.
Altro esempio è fornito dal tassolo, sostanza naturale scoperta negli anni sessanta, ricavata dalla pianta di Tasso (Taxus Baccata) usata in oncologia per contrastare il cancro ovarico, mammario e polmonare. In Natura esistono innumerevoli sostanze con proprietà e funzioni non conosciute, una volta perse le quali, per nostra incuria ed ignoranza, ci priveremmo di quel patrimonio che in biologia si indica come valore di opzione della biodiversità.
Quando menzioniamo frutti e pipistrelli, molecole e salute umana, su cosa è giusto porre l’attenzione? Sia a livello molecolare sia sistemico ciò che va conosciuta, evidenziata e custodita, è la loro funzione. Dobbiamo privilegiare un approccio relazionale di natura funzionale piuttosto che di natura estetica. Sebbene sia comprensibile, e spesso anche condivisibile, la ricerca dell’aspetto estetico (sia nel guardare i paesaggi sia i loro abitanti animali), sarebbe opportuno andare oltre, concentrandosi sul ruolo, sempre finalizzato, che ogni vivente svolge in natura.
Impegnarsi a ricercare, conoscere ed informare la popolazione sempre meglio sull’ambiente e sui meccanismi che ne regolano i rapporti di interconnessione diventa un’esigenza primaria, per andare al di là di ciò che è il solo valore estetico. La bellezza in natura, infatti, risiede nelle virtù e dunque nelle funzioni elevate che ogni vivente espleta in maniera unica ed insostituibile.
“Lo studio e, in generale, la ricerca della verità e della bellezza, sono una sfera di attività nella quale ci è consentito di rimanere bambini per tutta la vita” (A. Einstein).