Buona gestione e interpretazione per affrontare la fase discendente del flusso turistico

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La mostra “Under the Same Sun: Art from Latin America Today”, allestita a Londra tra il 2015 e il 2016, mostrava con la varietà d’installazioni, materiali misti, pittura, performance, scultura e video, presentati in una vasta gamma di approcci, che l’America Latina non può essere intesa come un’unica entità omogenea. Under The Same Sun considerava la diversità delle risposte artistiche alle realtà condivise e modellate dalla storia coloniale e moderna attraverso la politica governativa repressiva, la crisi economica e la disuguaglianza sociale, nonché i periodi dello sviluppo economico e del progresso sociale.

L’allestimento, molto “Guggenheim style “ punteggiava ambienti dai colori chiarissimi con una vasta gamma di approcci che mostravano come nonostante la crescita finanziaria e l’aumento della stabilità in gran parte del continente, l’America Latina sia rimasta divisa per classe e differenza etnica e segnata da sconvolgimenti politici ed economici.

Non era una mostra dedicata specificamente all’arte precolombiana, ma ne rilevava le diversità interne articolando il tutto in ampi spazi e con altrettanto ampie sfaccettature. Il principio della diversità era fissato. Il Mann con meritevoli intenti ha allestito una mostra sull’arte precolombiana. Applausi. Ben due ambienti dedicati, quasi quasi ci si perde.

Ciò che colpisce prima di tutto è che il principio base di questa mostra è esattamente l’opposto di quello che guidò l’allestimento della mostra londinese. Caratteristiche e peculiarità di quei popoli sono stati annegati in un unico bouquet precolombiano che il visitatore deve cercare di districare per cogliere finalmente i diversi umori, capacità ed usanze. I turisti entrano in questi due ambienti e si aggirano tra le teche aggrappandosi alle poche informazioni delle didascalie per ricostruire storie usi e costumi ed il significato di tutti quegli oggetti dalle linee piuttosto inusuali. Ci meravigliamo poi se le due teche prese d’assalto sono quelle in cui sono esposti i gioielli? Immaginare donne dai tratti esotici con le dita cariche di anelli, il collo guarnito da collane è l’unica attività d’interpretazione concessa al visitatore. Vita, costumi e cosmogonie delle culture Sudamericane prima di Colombo restano meravigliosamente sconosciuti ai più che possono, accidenti però, essere colpiti dal proiettore che mostra l’oggetto inquadrato in tutte le fasi della rotazione del solido. Ah scientificamente interessante, ma le teche affollate sono quelle dei gioielli.

Eppure le opere della Collezione Giancarlo Ligabue in mostra sono circa 200. Nel museo di storia naturale di New York alle diverse civiltà americane del nord o sud America sono dedicate enormi bacheche che mostrano gli oggetti nell’esatta collocazione d’uso che avevano nell’epoca rappresentata, con l’aiuto di manichini e ricostruzioni degli ambienti. A New York il processo interpretativo, spontaneamente messo in moto a Napoli dal pubblico stesso che si accalca intorno ai goielli d’epoca preclombiana, è studiato, preparato e offerto al pubblico per ogni oggetto esposto.

Ovviamente l’affluenza di visitatori di cui il Mann sta godendo in questo periodo, coinvolge anche le mostre che in esso sono state allestite. Diciamolo pure: il pubblico c’è ed è tanto. Difficilmente pero’ i turisti andranno al Mann principalmente per visitare la mostra sull’arte precolombiana: essa è stata inserita come un ulteriore ingrediente alla succulenta proposta di base. Cambiano i direttori, cambiano i tempi. Intanto la sinusoide dei flussi turistici volge pericolosamente al culmine. Nessuno sta preparando le alternative in crescita da offrire quando questi beni oggi, in grande auge, affronteranno la fase discendente del flusso turistico.