Covid-19, Tarro in esclusiva: Terapia sierologica unica strada percorribile in attesa del vaccino

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In foto Giulio Tarro
In un’intervista esclusiva che pubblichiamo sia nella versione video che scritta il professore Giulio Tarro, virologo di fama internazionale e primario emerito dell’ospedale Cotugno di Napoli, traccia le prossime tappe della lotta al Covid-19. E afferma che la terapia sierologica è l’unica strada da seguire in attesa del vaccino. Allievo di Albert Bruce Sabin, il virologo che ha scoperto e sviluppato il più diffuso vaccino contro la Poliomielite, Tarro insieme al suo maestro e collega polacco ha realizzato degli studi di portata storica che dimostrano l’incidenza degli Herpesvirus nell’insorgere di alcune forme tumorali. All’intervista video partecipano Rocco Giordano, economista, docente universitario, titolare della Giordano Editore e coordinatore del gruppo di lavoro della Macroregione Mezzogiorno Mediterraneo, e Francesco Montanaro, medico specialista in Gastroenterologia e infettivologo.
Professore Tarro, su cosa si basano le sue certezze in merito a Fase 2 e Fase 3?
Le mie dichiarazioni si basano sulla pratica, essendo io un pragmatico e avendo un bagaglio di esperienza legata a maestri italiani e anglosassoni che mi hanno permesso di superare le varie epidemie presentatesi a Napoli, in Campania e nel Sud in generale; mi riferisco al colera del 73’ al male oscuro del 79’, dove l’isolamento e la collaborazione con la pediatria sono state fondamentali per evitare le morti dei bambini, senza passare poi per l’AIDS, e le varie influenze stagionali dove la diagnosi tempestiva è stata fondamentale. A questo proposito il CoronaVirus, già presente fra il 2002/2003 come malattia respiratoria acuta che si è perpetuata poi per sei mesi da aprile a novembre e che ha avuto un caso ad Amalfi trasportato al Cotugno e del quale me ne occupai personalmente. Adesso è presente questa nuova epidemia che ha permesso il mio coinvolgimento.
Vogliamo ripercorrere insieme le tappe di questa vicenda?
Già alla fine di gennaio con una collaborazione con la Cina, sviluppando già un elaborato in inglese dove l’esperienza della MERS la cui cura si fondava sugli anticorpi dei guariti, è stata molto utile. Ero fra coloro che sostenevano che in Italia non ci sarebbe stato un caso, ad oggi credo che abbiamo pagato un tributo a fronte di una sanità che è stata colta impreparata a causa dei vari tagli subiti ormai dal 97’ al 2015 di almeno del 15% al 51% in meno delle terapie intensive. Quando il virus ha iniziato a circolare, i nostri vicini francesi hanno rafforzato questo aspetto mentre noi eravamo a un quarto rispetto a loro, trovandoci ormai a marzo con quelli che sono considerati i fiori all’occhiello come gli ospedali principali della Lombardia con Milano capitale, completamente privi di organizzazione e di posti letto, ma soprattutto anche privi di possibilità medico-professionali, nonostante la collaborazione cinese, con carenze di esperienza sulle diagnosi non chiare non solo sulle polmoniti interstiziali. Credo che siano molto valide le sperimentazioni partite da Napoli, come quella del professore Ascierto, che utilizzando i pazienti del Cotugno ha avviato il farmaco Tocilizumab.
Secondo lei la maggiore diffusione del virus al Nord ha motivazioni epidemiologiche?
Teniamo presente che il Covid arriva da Wuhan e provincia cinese che hanno una condizione climatica molto simile a quella della Pianura Padana e questo potrebbe già essere un aspetto da prendere in considerazione; l’altro aspetto è che ci sia una variante padana, come una variante sudamericana, ma quello che è importante rispetto al suo quesito è che ci potrebbero essere delle particelle in particolare che aprono la porta al virus, catalizzandolo all’interno dell’organismo. A parte questo possono esserci moltissimi altri fattori come l’isolamento di pazienti anziani e pazienti con altre patologie che altrimenti, incrementerebbero la diffusione del virus fra i giovani.
Ci spiega come funziona la terapia sierologica?
Il contributo elaborato già a fine gennaio con l’esperienza dei Cinesi prendeva spunto dalla MERS e quindi trattare il nuovo virus con il siero, di cui basti pensare che occorrono 200 ml di plasma che iniettato anche in pazienti gravi dopo 48 ore può andare a neutralizzare il virus. Posti come a Mantova usano questa terapia e fin ora non hanno avuto più vittime. Credo quindi che si debba puntare su questo anche per poi incentivare la scoperta del vaccino.
Come si fa con le controindicazioni?
In primis abbiamo a che fare solo con il siero e non con i globuli rossi ed è già importantissimo. Poi con le nuove metodologie non abbiamo più a che fare con i rischi dell’epatite ed è un altro vantaggio, considerando che queste sono scelte che intercorrono tra la vita e la morte.
Questa terapia potrebbe essere utilizzata già da ora per i nostri sanitari in attesa del vaccino?
Potenzialmente si, rappresenterebbe una sorta di vaccino attuale, visto che per quello effettivo tra le varie procedure e sperimentazioni avrà luogo almeno fra 18 mesi.