Far finta d’essere sani

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METAFISICA
E’ stato, è passato.
E’ stato, dunque è passato.
In una sequenza sempre irreversibile,
poiché tale è la regola di questa partita persa.
Conclusione banale, inutile scriverne,
se non per il fatto incontestabile,
un fatto per i secoli dei secoli,
per l’intero cosmo, qual è e sarà,
che qualcosa è stato davvero,
finché non è passato,
persino il fatto
che oggi hai mangiato gnocchi con i ciccioli
Wislawa Szymborska.

Lo capisco subito che non posso fidarmi di lui, non perché sia disonesto ma perché e stupido, e il suo scopo non è quello di risolvere il problema che gli presento ma di mantenerlo.
Lo capisco che non posso fidarmi di lui, non prchè non sia capace, ma perché certamente è disonesto.
Paradossale?
Non so, a me capita spesso di trovarmi di fronte a queste situazioni.
Anche ora rispetto alle prossime elezioni politiche osservando i protagonisti che si alternano sulla scena in me prevalgono sensazioni di inaffidabilità o di sfiducia.
Penso che di chi potrei fidarmi non sia capace e di chi ,forse, sarebbe capace faccio bene a non fidarmi.
L’inaffidabilità è collegata a un’attesa di buon risultato pratico, però, se manca prepara la sfiducia che invece è una dimensione di tipo etico. L’inaffidabilità è mancanza delle qualità, dei requisiti che garantiscono il buon funzionamento di azioni operative e che rendono una persona meritevole di fiducia.
Nei fatti, però, il paradosso è che si premia chi è inaffidabile e iniquo visto come stiamo andando e come (non) funzionano le istituzioni, si premiano i banditi e gli stupidi direbbe Cipolla (allegro ma non troppo).
E’ premiata l’incompetenza che produce inaffidabilità o anche la competenza negativa che produce (sempre) inaffidabilità.
Quando l’inaffidabilità diventa anche sfiducia nel suo significato etico?
Quando l’errore è percepito come non erroneo nelle intenzioni di chi lo compie, ossia è intenzionale, attuato quindi con una perversa competenza utilitaristica per chi lo compie.
Io conosco molti esperti dell’errore volontario che sono capaci di crearsi facciate inattaccabili e i migliori addirittura di spacciare l’errore come non erroneo.
L’inefficienza esperta, quella praticata da professionisti, si maschera con l’impegno, lo sforzo la mole di lavoro (tutto fatto per mantenere l’inefficienza), pensate al burocratismo insopportabile fatto per vietare il fare.
Spesso la soluzione per certi problemi è sotto gli occhi di tutti e basterebbe un minimo di buon senso ma la complicazione che gli “esperti” riescono a creare allontana la possibilità di coglierla, per poi fare altro e sicuramente erroneo.
Lo vedo ovunque: i ritmi sono asimmetrici, prevale l’iniquità, si attua la procrastinazione, l’incapacità di analisi produce false sintesi, le comunicazioni sono insufficienti confuse e determinano incomprensioni e malintesi, le relazioni sono di sospetto reciproco e fanno nascere sfiducia, inimicizie e sabotaggi.
Tutto questo ha come sintesi l’inefficienza e quindi necessità di tempo e risorse per riprendere, ri-fare, ri-cominciare, ri-petere,: il lavoro è così assicurato.
Anche perché ancora una volta lo scopo non è cambiare marcia ma spingere sull’acceleratore facendo finta di correre, “far finta d’esser sani” direbbe Giorgio Gaber.
Quello che impedisce l’affidabilità e l’efficienza, (e quindi la fiducia, ) diventa un vizio originario di cecità intenzionale necessario a questa paradossale sopravvivenza che si fonda sull’affermazione di una competenza patologica.
Se questo è il gioco, chi tenta di farne un altro è escluso, si deve non fare o fare male per poi rifare, diventando abili nel dissimulare l’errore intenzionale.
In certi ambienti quando l’abilità dissimulatrice unita a quella dell’errore intenzionale diventa particolarmente sofisticata consente di fare carriera allo scopo di mantenere il sistema in atto.
D’altronde chi ha il potere, chiede questo perché altrimenti chi non lo possiede non glielo dà.
Si può far molto contro l’errore e l’inaffidabilità involontaria, ma occorre lavorare contro quella sapiente inaffidabilità intenzionale che produce incompetenza esperta.
Nel nostro scenario complesso ci sono cose davvero difficili da governare e si riesce a complicarle al punto di rendere impossibile la soluzione, ma ci sono anche cose facili, dove l’incompetenza sapiente, l’errore volontario, la passività ottusa riescono a farle diventare difficili e quindi impossibili.
Sembra che tutto stia cospirando contro la fiducia e la perdita della speranza.