Giudici onorari, quell’emendamento è incostituzionale, pronto il ricorso alla Ue. Il documento della protesta

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L’emendamento del Governo alla legge di Bilancio nella quale si consente “l’eventuale conferma in servizio dei giudici cosiddetti onorari in regime transitorio, previo superamento (a domanda) di una procedura valutativa, su base circondariale, a cui verranno sottoposti nel triennio 2022-2024” non soltanto non pone rimedio “alle problematiche evidenziate nella costituzione in mora citata” ma “mortifica ulteriormente i Giudici di Pace in servizio, azzerandone, tra l’altro, espressamente qualsiasi diritto pregresso e, nei fatti, ogni diritto futuro (non sono previsti Tfr e, stante l’età di tutti i facenti parte della categoria, non è possibile il raggiungimento minimo contributivo per il conseguimento della pensione di anzianità)”. E quanto si legge in un corposo documento inviato alle vertici istituzionali da Mariagiuseppina Spanò, presidente del Movimento Autonomo Giudici di Pace, Olga Rossella Barone , presidente del Coordinamento Magistratura Giustizia di Pace, e Carla De Santis, presidente del Comitato Giudici di Pace Toscani.
Nella nota, che alleghiamo sotto, “si chiede di prendere atto delle palesi violazioni costituzionali, nonché dell’effettivo tenore della procedura di infrazione da parte della Commissione Europea, evitando ricostruzioni di diritto e giuridiche che umilierebbero oltremodo la categoria dei Giudici di Pace, mascherando la volontà dello Stato di azzerare diritti ed eventuali contenziosi con la “erronea” interpretazione della procedura di infrazione comminata all’Italia”. “Nel caso in cui alcuna risposta dovesse pervenire entro il 16 dicembre 2021 – affermano gli autori della lettera – si rivolgeranno le sopramenzionate rimostranze agli organismi europei, primi tra tutti la Commissione, irrogatrice della procedura infrattiva e il Segretariato affinché la stessa Commissione esponga un parere motivato, seguito dalla disposizione verso l’Italia a conformarsi ad diritto dell’Unione Europea, al fine di riconoscere la dignità ed il rispetto per chi
amministra, senza alcuna tutela, la giustizia di primo grado, in via esclusiva (nemmeno i togati possono decidere sulle materie di competenza dei giudici di pace) da almeno 20 anni”.

Il documento integrale