Il vento soffia forte
ma la nave è ferma

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C’è una distanza preoccupante tra le quasi buone notizie che circolano in Italia sulla ripresa dell’economia e la percezione tra imprese e famiglie dei suoi effetti che, infatti, stentano a mostrarsi. C’è una distanza preoccupante tra le quasi buone notizie che circolano in Italia sulla ripresa dell’economia e la percezione tra imprese e famiglie dei suoi effetti che, infatti, stentano a mostrarsi. Ammesso che il treno sia partito, chi l’ha preso? E quanti riusciranno a farlo prima che si allontani definitivamente? Le domande appaiono legittime se si considera che le previsioni ufficiali del governo indicano per quest’anno un aumento atteso della ricchezza nazionale pari allo 0,7 per cento. E’ molto? E’ poco? Dipende dai punti di vista e da quello che ci aspettiamo, certo, ma qualche considerazione generale si può tentare di fare. Premesso che poter far conto su un numero positivo è sempre meglio che doverne subire uno negativo, per prima cosa si può dire che una crescita sotto l’1 per cento, una crescita dello zerovirgola per intenderci, non è sufficiente a gonfiare le vele di un’imbarcazione sbilenca e zavorrata come il nostro Belpaese. Se poi aggiungiamo che questa debole velocità sarà raggiunta con il vento a favore dell’immissione di moneta nel sistema da parte della Bce (Quantitative Easing), dai risparmi energetici consentiti dal basso costo del petrolio, dal rapporto euro/dollaro favorevole alle nostre esportazioni, ci accorgiamo che qualcosa non va. Con tre potenti propulsori come quelli appena indicati, il nostro legno dovrebbe volare se davvero avessimo fiducia nella qualità delle riforme interne – dirette a rendere più agevoli le manovre – e nella capacità di timonieri ed equipaggio che con tante condizioni vantaggiose non avrebbero più alibi per giustificare il permanere di uno stallo. Senza voler pensare a che cosa potrebbe accadrebbe se l’incanto dovesse svanire e il vento fermarsi e domandarci se saremo in grado di procedere con le sole nostre forze remando per il verso giusto – non vogliamo passare per gufi -, non è certo quella prospettata una visione che possa indurre all’ottimismo. La verità che viene fuori da queste semplici considerazioni è che rimettere in linea e poi in navigazione la nave Italia è molto più difficile di quello che possa apparire per l’assoluta inadeguatezza a fissare una meta (condivisa) e darsi da fare tutti per raggiungerla. Troppe deviazioni personali, troppi ospiti a sbafo.