Ischia, nuova vita ai sarcofagi così il restauro diventa smart

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È la prima volta al mondo ad essere utilizzata nel restauro. Se nei musei (almeno nei più importanti) sono diventate un accessorio quasi ordinario per “dialogare” con le opere esposte, le tecnologie di realtà aumentata rappresentano ancora un “ambiente” pressoché sconosciuto per chi l’arte deve rimetterla a nuovo. E, in questo caso, la sfida è duplice. Oltre a sperimentare una tecnologia inedita, si tratta di riportare all’originario splendore opere di quasi tremila anni fa. A fare da “cavie” sono due sarcofagi egiziani della ventunesima dinastia ritrovati nel nascondiglio di Deir-el Bahari, sulla riva occidentale del Nilo e temporaneamente custoditi nel Castello Aragonese di Ischia. No, non avete fatto confusione, l’Isola verde non ospita alcun museo egizio, è invece il Castello ad essere sede dell’Istituto Europeo del Restauro, da circa due anni coinvolto nel progetto internazionale italo belga per la ricerca del Secondo Nascondiglio Deir El-Bahari che vede impegnato l’istituto nel recupero della collezione della XXI dinastia appartenente ai Musées Royaux d’Art et d’Histoire di Bruxelles. Avviato lo scorso ottobre in un sistema laboratoriale di ultima generazione (una capsula in cristallo che consente di eseguire il restauro davanti al pubblico, mantenendo i preziosi reperti nelle condizioni favorevoli di conservazione e sicurezza), il lavoro degli undici specialisti dell’Istituto diventa quindi ancora più avveniristico. “Stiamo sperimentando l’uso di smart glasses – spiega il presidente Teodoro Auricchio, ideatore dell’innovativo sistema di intervento – ovvero occhiali intelligenti che grazie a uno specifico software permettono di poter eseguire l’intervento di restauro in maniera mirata, limitando in maniera radicale le possibilità di errore dei restauratori soprattutto nella delicatissima fase di pulitura”. “Inforcando questa sorta di GoogleGlass – aggiunge con comprensibile enfasi Auricchio – il restauratore avrà accesso all’invisibile”. In pratica gli occhi del restauratore vedranno sia l’immagine reale sia, in sovrapposizione, quella in ultravioletto in cui vengono indicati con esattezza le sezioni che devono essere asportate per ripulire il sarcofago. Il software è stato sviluppato in collaborazione con la Bms Spa, gold partner della Sap, una delle realtà nazionali specializzate nel settore informatico dedicato alle integrazione di tecnologie evolute. L’equipe, coordinata dalla giovane ricercatrice Annalisa Pilato, si prepara intanto all’appuntamento del 26 di ottobre, data cui sarà inaugurata presso i Musées Royaux d’Art et d’Histoire di Bruxelles la mostra “Sarcofagi! Sotto le stelle di Nut”. In un mix tra esposizione, ricerca e didattica, la mostra “mette in vetrina” gli stessi restauratori chiamati a eseguire il lavoro in pubblico all’interno del modulo laboratoriale espositivo “Europa”, un tunnel di cristallo lungo il doppio di quello già installato presso il castello Aragonese (quindi di 16 metri). Attrezzato con specifiche apparecchiature idonee all’intervento, “Europa” è dotato inoltre di sistemi di sterilizzazione dell’area, di un sistema laser per le operazioni di pulitura dei reperti e un sistema 3M di videoproiezione sui cristalli che consente al pubblico la visione di documentari inerenti l’intervento. Molto attesa in Belgio, la mostra è promossa dal Governo ed è la prima prodotta direttamente dal Museo Reale Belga da 25 anni a questa parte, in cui tutte le mostre sono state acquistate. “La nostra equipe si trasferirà il 15 ottobre e rimarrà lì, a lavorare in pubblico, fino al 20 aprile del prossimo anno. Saremo lì a rappresentare anche la Campania e di questo andiamo particolarmente fieri”.

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