Libri, da Pozzuoli a Hollywood: Paolo Lubrano racconta (e celebra) i 70 anni di carriera di Sophia Loren

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In foto Sophia Loren

“Le stagioni della vita di Sophia Loren” (Nova Edizioni, 216 pagine), è un nuovo romanzo biografico che ripercorre la storia dell’attrice in omaggio ai 70 anni di carriera con documenti originali e inediti, pagelle scolastiche, fotografie autentiche, ritagli di giornali. L’autore è il produttore Paolo Lubrano che racconta le vicende di una bambina dalle origini umili che da un piccolo e bellissimo paese del napoletano – la vulcanica Pozzuoli – arriva a conquistare Hollywood e il mondo del Cinema internazionale per diventare una star leggendaria. Originaria di Pozzuoli, proprio come la Loren, Ludovica Nasti, Lila della serie “L’amica geniale”, tratta dal romanzo di Elena Ferrante, nel libro firma una prefazione che è quasi un passaggio di testimone tra la mitica Sophia e la piccola attrice, due “puteolane” destinate alla fama. “Aprire questo libro – racconta Ludovica Nasti nel libro – per me è stato come volare con la fantasia in un mondo così sconosciuto e lontano, che ho solo immaginato dai racconti della mia mamma o da qualche scena in tv di vecchi film in bianco e nero, ma più che altro è stato come assistere alla proiezione della pellicola sulla vita di Sofia Loren, prima che fosse messa al mondo e prima che diventasse Sophia. Ho appreso tante cose, ho immaginato tanti più avvenimenti della storia di Pozzuoli in questo racconto emozionato di Paolo Lubrano che in vari noiosi testi di scuola: la paura della guerra, la miseria, la forza per sopravvivere, la volontà e la dignità. Ho realizzato che il bullismo è sempre esistito e che dietro uno ‘stecchino’ preso in giro dai compagni di scuola si può nascondere un talento, un fenomeno, una donna di cui parlerà tutto il mondo per bravura ed eleganza. Ho capito che bisogna credere nei propri sogni e lottare perché si realizzino, ma ci dev’essere anche qualcuno che creda in te per aiutarti a volare in alto”.

Tra le pagine la Loren è in principio una bambina senza forme, un po’ spilungona, presa in giro a scuola, figlia di una famiglia umile che cresce a Pozzuoli, piccolo paese dei Campi Flegrei, provincia di Napoli. Siamo nella seconda metà degli anni Trenta del secolo scorso, Pozzuoli all’epoca è povera e degradata: qui la Sophia Loren dello spettacolo muove i primi passi, dall’infanzia alla scuola, dai concorsi di bellezza locali alla decisione di fare Cinema. Oltre alla prefazione di Ludovica Nasti, il libro conta anche sulla prefazione del critico cinematografico Valerio Caprara. “Il libro – spiega l’autore Paolo Lubrano – è una emozionante immersione a ritroso nella quotidianità di Sophia Loren, ‘Lella’ come la chiamavano da piccola. Un romanzo che evoca i primissimi anni, partendo dalle origini, dalle amicizie che dureranno nel tempo, gli affetti familiari fondamentali, la delusione paterna, il rapporto con mamma Romilda che prima degli altri intuì in lei il talento e che volle che la figlia realizzasse il suo desiderio infranto di diventare una grande attrice. E poi il liceo e le compagne di banco, il lungomare ‘puteolano’, i posti che forgiarono il cuore e l’animo della Loren, quando il successo non era affatto dietro l’angolo e il grande schermo pareva una chimera lontana. È una storia attuale e universale che ha molto da insegnare a tutti, una ispirazione per chiunque abbia un sogno da realizzare e punti semplicemente su volontà e sacrificio, senza mai fermarsi di fronte alle difficoltà”. È una occasione per conoscere – attraverso la biografia di ‘Lella’ – uno dei territori italiani più affascinanti, Pozzuoli e i Campi Flegrei, “i luoghi del cuore che favorirono la crescita umana e professionale dell’attrice”. Nella sua prefazione, il critico Valerio Caprara spiega: “Sophia partorita dai vulcanici bollori delle più antiche mitografie campane, continua a costituire uno degli antidoti più potenti alle ricorrenti invadenze della retorica locale e ad accreditarsi come la nostra attrice più nota a livello internazionale pienamente in grado di sostenere, oltre alle richieste degli sceneggiatori e i registi, l’inalterabile carico mitico-simbolico costituito dalla sua presenza”.