Michele Rubino, l’ingegnere del caffè: Il settore ha resistito anche al Covid, la ripresa sarà particolarmente rapida

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in foto Michele Rubino

di Maridì Vicedomini

Un imprenditore doc del Caffè: Michele Rubino, ingegnere, nato e cresciuto nel mondo del caffè, per molti anni è stato Amministratore unico di una nota azienda di caffè fondata da suo padre Francesco Rubino, oggi titolare con la sorella Marizia di Projeko srl, produttrice di Caffè Kamo, un brand giovane ma già ben posizionato sul mercato nazionale e non solo.

Ingegner Rubino avendo al suo attivo tanti anni di esperienza nel settore del caffè, ha vissuto in prima persona le sue evoluzioni; ci racconti qualche aneddoto.

Sì, ricordo che da bambino, quando ero particolarmente irrequieto, mio nonno mi chiedeva di scendere giù casa nel suo laboratorio di pasticceria e  chiedere al capo pasticciere di darmi “un po’ d’intrattieno”. Io non sapevo cosa dovevo ricevere e cosa dovevo portare al nonno ma il pasticciere capiva il compito che gli era stato dato, prendeva tempo, dicendo che era indaffarato e mi invitava a guardare mentre lavorava con i suoi uomini. Dopo un po’ dimenticavo il compito che il nonno mi  aveva assegnato e mi divertivo a girovagare; affianco al laboratorio di pasticceria c’era il reparto gelateria e in un grande ambiente laterale era installato un macchinone nero, con un tamburo rotante, riscaldato  a legna nel quale il caffè verde veniva tostato: furono  quelli  i miei primi contatti contatto con il caffè. Ero inebriato dall’aroma che si sprigionava nell’aria soprattutto quando i chicchi si riversavano nella vasca di raffreddamento e si sentiva il loro scricchiolio. Esperienza meravigliosa per un bambino. Successivamente, durante la mia adolescenza, il rapporto con il caffè è divenuto sempre più intrigante; mio padre aveva messo su una torrefazione per la vendita di caffè tostato ai bar e di ritorno la sera a casa portava campioni di caffè di varie origini, che ci divertivamo ad assaggiare, commentando le loro caratteristiche e le loro diversità.

Lei si è laureato in ingegneria meccanica…
Esatto. Anche la mia tesi di laurea fu legata al caffè, l’argomento affrontava le problematiche legate all’impiego ottimale delle materie prime, in un impianto di produzione diversificata; in pratica verteva su come utilizzare al meglio le materie prime a disposizione in caso di carenza di origini, per vincoli di varia natura (gelate, siccità, crisi economiche e politiche), che servono da componenti a una serie di miscele di caffè che devono avere determinati requisiti di gusto. Dopo la laurea e dopo una breve esperienza universitaria ho deciso di entrare in azienda con mio padre e da lì è cominciata la mia attività  d’impresa nel mondo del caffè tostato.

Cinquanta anni di esperienza nel caffè; cosa  è cambiato nel tempo in questo settore?
Quando ho iniziato a lavorare gran parte delle imprese acquistavano il caffè crudo per il tramite di importatori o di agenzie di rappresentanza di esportatori esteri; inoltre le comunicazioni con l’estero erano difficili e le notizie circolavano con difficoltà da un continente all’altro. La gestione dei mercati a termine, utili per salvaguardarsi dagli andamenti negativi di mercato e per profittare di quelli positivi richiedeva  competenza e informazione. Per affrontare queste difficoltà ho dovuto organizzare uno specifico team ed affiancarlo alla struttura della impresa industriale: si trattava di una task force dedicata all’acquisto di materia prima dai paesi di origine, fornita di tutti gli strumenti necessari a seguire l’andamento del mercato del caffè, attimo per attimo, e le operazioni di arbitraggio sui mercati a termine di Londra e New York.

Come varia la vendita del caffè nelle fasi del ciclo economico?
Il caffè è un bene consumato ormai in tutto il mondo, i consumi  seguono le fasi del ciclo economico dei singoli paesi e solo eventi nefasti per la produzione mondiale del caffè crudo, causati da siccità, gelate, infestazioni varie possono elevare i prezzi della materia prima. In questi casi, di conseguenza il caffè tostato aumenta anch’esso di prezzo e i volumi di vendita possono ridursi.

Siamo appena usciti dalla pandemia Covid 19; che effetti ha avuto sulla vendita del caffè?
Abbiamo a che fare con un fenomeno epocale che ha investito tutto il mondo. Per quel che riguarda il nostro settore la pandemia ha prodotto in Italia una vendita di caffè confezionato superiore alla quantità venduta nello stesso lasso di tempo dell’anno precedente tramite il canale supermercati ed internet, mentre si é registrato un notevole decremento da parte del settore dell’Ho.re.ca. (bar, ristoranti, alberghi).

Le sue previsioni economiche post Covid 19?
Molto confortanti. Credo che, se non ci sarà una nuova epidemia, la ripresa economica sarà particolarmente veloce, basti pensare a come i bar abbiano recuperato il terreno perso, pur essendo stati in sofferenza per tre mesi.

La classica Moka di casa è sempre più sostituita da cialde e capsule?
Sì, oggi si predilige velocizzare la preparazione dell’espresso, non a caso abbiamo creato e proposto al pubblico una gamma di cialde, qualitativamente top, ispirate nel nome a tre vulcani molto noti: Tolima, Tambora, Fuego, accanto al Deca, miscela decaffeinata.

Il futuro della Projeko srl
Nuovi prodotti per i consumatori, crescita in tutti i canali distributivi relativi al caffè.

Ingegnere Rubino ci  potrebbe suggerire un caffè di buon  auspicio post coronavirus?
A casa al mattino suggerisco di bere un caffè preparato con la moka e con la miscela Kamo Tolima, durante la giornata al bar un espresso estratto con la miscela Kamo K1 e se si ha a disposizione una macchinetta a cialde, consiglio di preparare una cialda Kamo Tambora. Prima di andare a letto, un buon decaffeinato, una cialda Kamo Deca.