Moccia: Dalle Pmi timidi segnali di ottimismo
Ora un piano per rilanciare gli investimenti

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Non è più il momento di limitarsi a stringere la cinghia. Tornare a crescere è la priorità e per farlo è necessario aumentare l’attrattività dei territori per Non è più il momento di limitarsi a stringere la cinghia. Tornare a crescere è la priorità e per farlo è necessario aumentare l’attrattività dei territori per favorire gli investimenti. Ne è convinta Susanna Moccia, presidente del Gruppo Giovani Imprenditori dell’Unione degli Industriali di Napoli, che aggiunge: “dalle imprese arrivano timidi segnali di ottimismo, incoraggiarli è un dovere”. Nei primi tre mesi del 2015, in Campania, sono previste 10mila assunzioni. Presidente, è possibile parlare di ripresa? La nostra economia ha attraversato momenti molto difficili e stiamo provando a lasciare alle nostre spalle quelli più bui. I dati relativi alle assunzioni nella nostra regione sono incoraggianti, riflettono la volontà delle imprese di tornare a crescere dopo un lungo periodo di sopravvivenza. Le imprese, però, non assumono laureati. Continua la fuga dei cervelli verso nord e verso l’estero? Sarebbe un errore credere che per le imprese la formazione non sia una priorità. È un tema sul quale, come Gruppo Giovani, stiamo lavorando da molti anni. Quel che ancora manca – e in parte giustifica la tendenza in atto nel primo trimestre 2015 – è un forte raccordo tra lavoro e scuola. Passi in avanti sono stati fatti, da ultimo il sostegno previsto per le aziende che assumano dottori di ricerca. È fondamentale che i percorsi di studio siano sempre più orientati alle reali esigenze delle aziende. Quali altre azioni mettere in campo? È necessario accrescere l’attrattività dei nostri territori per valorizzare le risorse umane di straordinarie capacità che qui crescono e si formano. È fondamentale rilanciare gli investimenti nazionali ed esteri, mettere un punto alla pur necessaria politica di austerity che ha caratterizzato gli ultimi anni e tornare a crescere. Il piano Draghi, ad esempio, va in questa direzione. Un’importante iniezione di fiducia che potrebbe portare il Pil italiano a crescere dell’1,8% in due anni. Come tornare a crescere? L’aria è cambiata, non solo in Italia. Bisogna seguire l’esempio di quei Paesi che hanno riavviato il motore della loro economia, penso soprattutto alla Germania e agli Stati Uniti. Stanno investendo sulla formazione, sulla specializzazione delle risorse umane. Spingono l’acceleratore su ricerca e innovazione. Un ruolo importante può essere giocato dalle start-up innovative, a patto che vengano sostenute con strumenti concreti e politiche ad hoc. Politiche finalizzate allo sviluppo di una nuova categoria di imprese capace di valorizzare la nostra principale risorsa – il made in Italy – con strumenti tecnologici, nuovi e competitivi. È la vera risposta alla fuga dei cervelli. Cosa si sta facendo in questo senso? Qualcosa si sta muovendo, soprattutto per sostenere la fase di avvio di queste nuove imprese. Molto c’è da fare, invece, per tutelare la fase “up” dei progetti. Anche il Gruppo che rappresento è impegnato ad affiancare questi giovani imprenditori, con risultati importanti come quelli di Start‘NUp, il progetto lanciato in collaborazione con l’Università Federico II. È promettente l’iniziativa messa in campo dal Ministero dello Sviluppo economico, Smart&Start, finalizzata a sostenere le nuove imprese innovative meridionali. Il 40% delle domande presentate proviene dalla Campania, un dato positivo che lascia ben sperare per il futuro.