Per favore, sottovoce

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di Ugo Righi

Sono in treno diretto a Caserta.
Tutti urlano.
Ci avete fatto caso? Nessuno parla sottovoce.
Si urla anche nel raccontare i fatti propri al telefono.
Una ragazza sta ora entrando in particolari molto dettagliati con una sua amica su come Salvatore, l’ha “festeggiata” la sera prima.
Ora ho preso un’auto, mi fermo al semaforo rosso e sbircio per vedere chi c’è dietro.
Un giovane dall’aria torva mi guarda malamente con un sogghigno, infatti, appena il giallo appare comincia a suonare come un ossesso, e il suono ha una grammatica decisamente offensiva.
Sta anche lui urlando.
Poco dopo entro in un ufficio pubblico e saluto l’impiegata all’entrata, non mi risponde ed ha, anzi, un’espressione di un’ostilità sottotraccia come stile distintivo.
Ci risiamo: anche lei mi odia come accade a tutti gli impiegati degli uffici dove bisogna svolgere pratiche burocratiche, forse perché le ricordo che deve fare qualcosa che non vorrebbe fare.
Ho terminato quello che devo fare ed entro in un bar per un caffè che ci vuole davvero visto come sta andando la giornata.
Il barista non mi guarda e penso che debba esserci qualcosa di contagioso in questa zona della città.
Mi prepara il caffè e sempre con gli occhi fissi verso qualche punto del bancone, senza ringraziare mette la mancia in un piattino insieme con altra moneta.
Chiedo di restituirmi la mancia che non si è meritato ed esco.
Giungo nel palazzo, dove devo fare una riunione, corro verso l’ascensore, le porte si stanno chiudendo.
Nessuno da dentro, stanno parlando tutti ad alta voce, le blocca e ancora colgo un’atmosfera sgradevole.
Sto sperimentando, come accade sempre più spesso, una pesante normalità: la mancanza o la quasi scomparsa della gentilezza.
Poi per fortuna qualcosa ogni tanto la cortesia coglie di sorpresa.
Entro in questa cartoleria e sento che l’ambiente è gentile.
Lei, la persona che mi viene incontro è ospitale.
Non tanto per quello che fa, ma per come lo fa: comunica che si prende cura di me e questo per lei è un piacere.
La gentilezza ha una sua schiettezza, è come una luce che illumina in modo diverso, la “senti”, non ha bisogno di essere proclamata o evidenziata, è leggera.
Ora mi trovo in un ristorante elegante, dove i camerieri sono gentili e lo fanno capire.
Poi mi volto e a un tavolo vicino un bambino di circa tre anni, si chiama Gabriele, mi guarda e come se avesse colto i miei pensieri mi sorride gentilmente con naturalezza mostrandomi un libro sui ragni.
Che cos’è la gentilezza ? perché è importante? Come si manifesta?
L’essere gentile è un comportamento naturale ma non esclude l’impegno, la fatica dell’ascolto e la capacità di accogliere
il contatto con l’altro, creando anche le premesse per il valore
profondo della reciprocità.
In questo senso l’essere gentile diventa un tratto distintivo di una personalità forte che tenta di proporre un sé sociale che si modella e si plasma nelle relazioni con l’altro.
E’ chiaro che questa visione contrasta fortemente con un diffuso luogo comune ( soprattutto in certi luoghi) che considera l’essere gentili come debolezza.
Rammento quando tempo fa fui rimproverato dalla persona con cui ero a cena in un ristorante nella periferia di Napoli, perché trattavo gentilmente il cameriere.
Mi disse che in questo modo sarei stato trattato peggio e mi avrebbero fatto pagare di più.
Sembra incredibile ma purtroppo andò così, a dimostrazione che davvero, spesso, la gentilezza è percepita in questo modo.
Tutti noi siamo capaci di atti di gentilezza occasionali ma spesso prevale l’opposto e anzi la non abitudine alla cortesia coglie impreparati e determina fastidio.
Siamo talmente dentro un clima di paura e di sospetto che la chiusura è comportamento ritenuto intelligente (ma nello stesso tempo niente ferisce di più di una gentilezza attesa e non ricevuta). .
Dalle spiagge al condominio, dal parcheggio al ristorante, dalla strada agli uffici, ecc. le orde dei cafoni aumenta e i cafoni urlano.
Osserviamo lo scenario politico che rigurgita di tracotanti e ignoranti, che ovviamente urlano.
Oppure in televisione dove in certe trasmissioni “Il vuoto è servito”
con personaggi che dovrebbero usare la lingua solo per leccare i gelati.
Questa risorsa, che è davvero risorsa“economica”, ripeto, sta diminuendo velocemente, un altro valore in via d’estinzione