Trilaterale, un incontro storico

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Il primo trilaterale economico tra Germania, Italia e Francia rappresenta un incontro storico, non solo per il forte messaggio che viene indirizzato ai rispettivi governi e alle Istituzioni europee, ma soprattutto per il metodo adottato. Per la prima volta, a Roma, gli industriali dei primi tre paesi manifatturieri europei esprimono la volontà di essere uniti, fare fronte comune. Dove al centro di questa convergenza non può che esserci l’industria.
Perché la risposta ai problemi europei di scarsa crescita, occupazione e investimenti deve essere ovviamente politica, ma la soluzione verrà anche dalle imprese e dalla loro capacità di creare e sviluppare attività sostenibili. BDI, Confindustria e MEDEF ritengono che l’economia globale non possa essere inclusiva e sostenibile se molti sono o si sentono esclusi, non godendo di pari opportunità e dei benefici della crescita.
Le tre “confindustrie” hanno da poco lasciato Palazzo Chigi dove hanno consegnato al Premier Conte una dichiarazione comune dove si chiede ai rispettivi governi di attuare le riforme necessarie per ridare competitività alle imprese e rendere le economie più dinamiche: ridurre la tassazione che ostacola le nostre aziende, ottimizzare la spesa pubblica, riformare il sistema scolastico per adeguarlo alle esigenze del mercato del lavoro, promuovere gli investimenti e rimuovere gli ostacoli allo sviluppo delle Pmi.
Alle istituzioni dell’Unione, a pochi giorni dall’insediamento della nuova Commissione, chiedono di agire con determinazione per promuovere un modello europeo che possa soddisfare una duplice ambizione: rafforzare la sovranità e la competitività per fare dell’Europa un attore globale, e di conseguenza garantire la crescita, l’occupazione, il benessere e la prosperità dei suoi cittadini.
Le associazioni di impresa individuano anche 5 proposte concrete.
*Realizzare massicci investimenti per la crescita destinando tra i 300 e i 400 miliardi di euro all’anno, pari al 10-15% degli investimenti complessivi annuali dell’Unione. Il gap riguarda sia gli investimenti pubblici che privati e colpisce in particolare le regioni meno sviluppate, aumentando così le disparità tra i cittadini, i territori e le imprese.
*Finanziare in modo incisivo l’economia verde per raggiungere la neutralità climatica entro circa la metà del secolo. Sono necessari ingenti investimenti verdi nell’efficienza energetica, nel settore dell’edilizia, dei trasporti pubblici e privati – nuove centrali elettriche, nuovi combustibili, nuovi servizi – e nei settori dell’energia elettrica e dell’industria.
*Sostenere la leadership digitale europea, rafforzando la sovranità e l’indipendenza digitale. Mettere le infrastrutture digitali in cima all’agenda politica per garantire la connettività di tutte le aziende, comprese le Pmi. Il sistema 5G ne è un pilastro fondamentale e dovrebbe essere garantito un sostegno più forte dell’offerta europea in questo settore.
*Sfruttare il potenziale del mercato unico perché la futura forza economica delle imprese europee dipenderà dalla loro capacità di agire in un mercato unico pienamente funzionante. La persistente frammentazione nel mercato unico – dal digitale, all’energia e ai servizi bancari e del capitale – indebolisce la crescita, ostacola l’attività commerciale transfrontaliera e causa uno spreco di risorse necessarie per finanziare la ricerca e l’innovazione.
*Promuovere scambi e investimenti internazionali aperti ed equi arginando il crescente protezionismo. Solo un uso più deciso della politica commerciale europea potrà contrastare le misure unilaterali di distorsione del commercio dei principali partner commerciali, in particolare gli Stati Uniti e la Cina.