UniVertis, nuova edizione del master per analisti finanziari. Giurazza: Competenze immediatamente spendibili

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in foto Amedeo Giurazza, founder e Ad di Vertis SGR

di Giuseppe Delle Cave

“Una delle principali caratteristiche del nostro master è il forte taglio pratico delle lezioni, che sono tenute direttamente dai professionisti del settore. Sono previste esercitazioni, simulazioni e analisi di casi concreti. Questo, oltre a poter far sviluppare ai partecipanti delle competenze immediatamente spendibili nel mondo del lavoro, consente di accrescere uno degli aspetti più importanti per i manager del futuro, che è quello di ampliare il proprio network professionale. Solo la formazione in presenza può consentire lo sviluppo di queste skill”. Amedeo Giurazza, founder e Ad di Vertis SGR, non ha dubbi: “Il nostro è un master per analista finanziario di venture capital e private equity (Master UniVertis) che risponde alla crescente domanda dei giovani che intendono prepararsi per inserirsi efficacemente e con successo nel mondo degli investimenti alternativi e dell’M&A”. Le candidature per la seconda edizione potranno essere inoltrate entro il 30 aprile ed è previsto uno sconto per coloro che si iscrivono fino al 5 aprile.

Dottor Giurazza, siamo alla vigilia della scadenza dell’application per la seconda edizione del master UniVertis, che forma gli investitori del domani in segmenti precisi del corporate finance. Parliamo di analisti finanziari di venture capital e private equity. Perché un giovane laureato del Sud, o anche non del Sud, farebbe bene a scegliere la vostra scuola di finanza operativa?
UniVertis è la prima business school italiana (www.univertis.it) ad aver lanciato un master per analista finanziario di venture capital e private equity e che risponde alla crescente domanda dei giovani che intendono prepararsi per inserirsi efficacemente e con successo nel mondo degli investimenti alternativi e dell’M&A, dove la figura di investment analyst è molto richiesta dagli operatori. UniVertis vanta accordi con oltre 100 partners che comprendono i principali fondi di venture capital e private equity, grandi banche, investitori in startup e PMI, società di M&A, club deal, società di consulenza finanziaria, advisor, acceleratori, investment bank e investitori istituzionali. Alla fine delle lezioni in aula, per i partecipanti che supereranno i test di verifica è previsto uno stage formativo remunerato di 6 mesi presso uno dei nostri prestigiosi partners. Il master si svolge a Napoli ma ha una vocazione nazionale; infatti, riceviamo quotidianamente candidature da potenziali partecipanti da tutta Italia, basti pensare che il 50% della classe della prima edizione proveniva da Università del Nord e Centro Italia.

Il Master prevede anche l’erogazione di borse di studio?
UniVertis è una società benefit e la sua mission punta nel lungo termine alla creazione di valore condiviso; proprio per questa ragione sono previste erogazioni di borse di studio, assegnate in base al merito, con esoneri totali e parziali e agevolazioni per i fuori sede con erogazione di contributi forfettari per trasporti e alloggi.

Avete puntato sulla formazione in aula, solo in presenza, e non anche su lezioni online, perché?
Una delle principali caratteristiche del nostro master è il forte taglio pratico delle lezioni, che sono tenute direttamente dai professionisti del settore. Sono previste esercitazioni, simulazioni e analisi di casi concreti. Questo, oltre a poter far sviluppare ai partecipanti delle competenze immediatamente spendibili nel mondo del lavoro, consente di accrescere uno degli aspetti più importanti per i manager del futuro che è quello di ampliare il proprio network professionale. Solo la formazione in presenza può consentire lo sviluppo di queste skill. Il master, che prevede la partecipazione di massimo 35 ragazzi e ragazze, si svolgerà da maggio a dicembre 2024 per 3 giorni ogni due settimane ed è strutturato per consentire ai partecipanti di poter approfondire e assimilare al meglio gli argomenti trattati nel corso delle lezioni.

Spesso le innovazioni che cambiano il mercato o, meglio ancora, che creano nuovi mercati, quelle che gli americani chiamano disruptive innovation, hanno bisogno di capitali pazienti e di investitori illuminati, in grado di immaginare il prodotto anche quando è solo un’idea. E di accettarne gli eventuali fallimenti. La società italiana, e quella meridionale in particolare, è pronta per questa sfida?
Partendo dal concetto di fallimento, in Italia e in Europa, dovremmo sicuramente avvicinarci all’idea americana secondo la quale gli errori e le sconfitte sono parte integrante del processo di successo e bisogna quindi essere disposti a rischiare e ad affrontare sfide anche se ciò comporta la possibilità di fallire. D’altro canto, noi operatori finanziari cerchiamo già di contribuire al cambio di questo paradigma culturale fornendo i capitali necessari allo sviluppo e alla crescita di iniziative che sono in una fase embrionale ma che riteniamo possano essere “distruptive” nel proprio ambito di applicazione.

Si sente parlare sempre più spesso dei rischi legati all’intelligenza artificiale generativa con molta enfasi e raramente dei benefici che essa potrà apportare ai sistemi di lavoro a livello globale. Nel mondo della finanza corporate come avete accolto questa innovazione e che utilizzo se ne fa?
L’intelligenza artificiale (IA) sta modificando profondamente il mondo del lavoro in quasi tutti gli ambiti, apportando molto spesso dei cambiamenti radicali. Per questo motivo i legislatori sono impegnati nella regolamentazione dell’IA: gli Stati Uniti stanno avviando un percorso di regolamentazione mentre l’Unione Europea ha recentemente approvato un Regolamento che mira a limitare gli effetti distorsivi di questa nuova tecnologia. Per noi operatori di venture capital l’IA rappresenta un fenomeno da monitorare molto da vicino, dato che il continuo sviluppo di questa innovazione sta fagocitando molte delle tecnologie sviluppate dalle startup presenti sul mercato.

A Napoli si sta assistendo ad una rifioritura di iniziative pubblico-private, nell’innovazione soprattutto, in cui gli operatori di mercato spesso sono chiamati a fare la loro parte per accompagnare questi processi. Eppure, il Sud sembra ancora stentare ad affermarsi come modello di sviluppo territoriale. Cosa manca, secondo lei, per fare il salto di qualità?
Nel corso della mia vita professionale ho sempre avvertito a Napoli e in tutto Mezzogiorno una forte volontà di crescita e di sviluppo, e ho sempre creduto fortemente nelle idee e nelle capacità delle imprenditrici, degli imprenditori e dei giovani del Mezzogiorno. Con Vertis, la SGR che ho fondato e gestisco, abbiamo supportato nel corso degli anni in maniera significativa il tessuto industriale del Sud Italia, abbiamo realizzato oltre il 50% degli investimenti in realtà operative al Sud e, tra investimenti diretti e co-investimenti, sono stati investiti oltre 130 milioni di euro. La realtà dei fatti è che, purtroppo, per l’ecosistema dell’innovazione del Mezzogiorno, in tutti questi anni Vertis è stata e continua ad essere l’unica SGR localizzata in tutto il Sud Italia.