Vino: Assoenologi, +24% produzione in 2018, qualità eterogenea

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Roma, 12 nov. (Labitalia) – Un quantitativo superiore di circa il 24% rispetto allo scorso anno e una qualità eterogenea, buona con diverse punte di ottimo e alcune di eccellente. Sono i dati definitivi sulla vendemmia 2018 diffusi da Assoenologi (Associazione enologi enotecnici italiani), che sostituiscono le stime preliminari del 31 agosto. Tutte le regioni italiane evidenziano consistenti incrementi produttivi. Parlando di valori assoluti, il totale della produzione cambia a seconda se si considerano i dati ufficiali Istat o quelli del Mipaaft del 2017 (tra i due dati si rileva addirittura una differenza di 3,6 milioni di ettolitri).

“Assoenologi – spiega in una nota – ha deciso di fare riferimento ai dati ufficiali del ministero delle Politiche agricole, alimentari, forestali e del turismo e, pertanto, l’Italia nel 2018 fa segnare una produzione complessiva di 52.600.000 ettolitri. L’annata 2018 presenta, pertanto, valori medi di un’annata di piena produzione, che vanno a compensare il forte calo registrato nella passata campagna, che è stata tra le più scarse degli ultimi cinquant’anni, dove gli eventi climatici si sono accaniti con un’inusuale ed eccezionale portata”.

“L’Assoenologi ritiene non solo inopportuno, ma scorretto che alcuni operatori del mercato vitivinicolo speculino sull’aumento di produzione al fine di ridurre il prezzo dei vini della vendemmia 2018. Non è la prima volta che succede, probabilmente non sarà nemmeno l’ultima, ma Assoenologi sarà sempre in prima fila per comunicare la verità a salvaguardia, specialmente, dell’interesse dei produttori”, avverte.

La prima regione a staccare i grappoli è stata la Sicilia nell’ultima settimana di luglio, seguita dalla Puglia e dalla Lombardia (Franciacorta) nella prima decade di agosto, mese in cui, nella maggior parte delle regioni italiane, sono avvenute le operazioni di raccolta per le varietà precoci (Chardonnay, Pinot, Sauvignon). In tutta la penisola si è riscontrato un ritardo dell’inizio delle operazioni vendemmiali che varia dai 7 ai 10 giorni rispetto allo scorso anno, ma in linea rispetto a un’annata normale. Il pieno della raccolta, in tutt’Italia, è avvenuto tra la seconda decade di settembre e la prima di ottobre, e si è praticamente conclusa tra la fine di ottobre e i primi giorni di novembre con i conferimenti degli ultimi grappoli di Nebbiolo in Valtellina, di Cabernet in Alto Adige, di Aglianico del Taurasi in Campania e dei vitigni autoctoni sulle pendici dell’Etna, mentre in Sardegna, per le uve di uve da dessert (Malvasia e Nasco) gli ultimi grappoli saranno staccati verso la fine di novembre.

L’andamento climatico ha messo a dura prova l’opera dei viticoltori, che hanno dovuto effettuare molti trattamenti per mantenere la sanità delle uve. Di conseguenza, al Nord la qualità risulta più che buona, con diverse punte di ottimo e alcune di eccellente. I primi dati analitici indicano acidità inferiore alla norma, tipiche di condizioni climatiche variabili. Per quanto concerne i vini bianchi ottenuti dalle prime uve vendemmiate, si riscontra un buon quadro aromatico e un’interessante intensità.

“E’ chiaro che, in un’annata come questa, dove la pressione delle malattie fungine è stata maggiore rispetto alla norma, l’opera dell’enologo, attraverso le proprie competenze ed esperienze, è risultata determinante e fondamentale per il livello qualitativo dei futuri vini”, conclude Assoenologi.