“Ananas”, nanoparticelle per trasportare i farmaci anti-cancro

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Per trasportare un farmaco verso il tumore è piu’ efficace legare l’anticorpo a una nanoparticella chiamata Ananas invece che al farmaco stesso. Con questa metodologia si puo’ inoltre aggredire il tumore al seno “triplo negativo”, ad oggi senza cura farmacologica. Queste le conclusioni di uno studio dell’Universita’ di Padova, pubblicato sulla rivista Nature Communications. Oggigiorno la terapia oncologica personalizzata si avvale di piccole molecole o anticorpi monoclonali in grado di riconoscere e aggredire specifici segnali o cascate metaboliche tipiche della patologia nei pazienti target, oppure di molecole ibride costituite da anticorpo e farmaco legati assieme (anticorpo-drug-conjugate – Adc), nelle quali l’anticorpo funge da trasportatore per il farmaco portandolo verso le cellule malate. In questo contesto, nonostante il potenziale vantaggio teorico, la nanotecnologia – che si avvale dell’impiego di nanoparticelle per il trasporto dei farmaci non ha ancora dimostrato i suoi vantaggi nella medicina personalizzata.
Nel nuovo studio si è dimostrato per la prima volta la superiorità dell’uso delle nanoparticelle rispetto a farmaci classici e alle molecole ibride anticorpo-farmaco. Tutto cio’, nel contesto del tumore al seno “triplo negativo”, una forma particolarmente grave di tumore che non risponde a nessuna terapia. Un anticorpo e un farmaco chemioterapico inefficaci in questo tumore, se opportunamente combinati con una nanoparticella Ananas, riescono a superare le resistenze del tumore. “Nello specifico abbiamo creato – dice Margherita Morpurgo, che ha coordinato lo studio – una nanoparticella che unisce un anticorpo terapeutico, il cetuximab, e un farmaco, la doxorubicina,(entrambi inattivi nel combattere il Tnbc). I risultati della ricerca dimostrano in vitro e in vivo che, mentre entrambi i farmaci da soli o uniti fra di loro nel complesso Adc sono inefficaci, la nuova nano combinazione diventa estremamente efficace anche a dosi molto basse di ciascun componente, di fatto bypassando le difese che il tumore ha sviluppato contro la terapia”. Una doppia scoperta che da un lato dimostra la superiorita’ di un approccio nanotecnologico e dall’altro che si puo’ aggredire il tumore al seno “triplo negativo”, ad oggi senza cura farmacologica, con una innovativa nano-combinazione efficace anche in dosi molto basse. “E’ la prima volta che viene fatto un confronto quantitativo tra un approccio “classico” e l’uso della nanomedicina- continua Morpurgo -. La dimostrazione della superiorita’ di questa ultima ha un significato importante per tutti coloro che lavorano in questo settore. Ad oggi, questa ricerca ha ricevuto pochi finanziamenti dedicati e la scoperta e’ frutto dell’entusiasmo di tutti coloro che ci hanno lavorato. Con questo risultato, che mette insieme tecnologie frutto di 15 anni di lavoro, ci sentiamo pronti ad ambire a finanziamenti ‘piu’ strutturati’ con i quali vorremmo accelerare la nostra ricerca, estendendola a piu’ tumori oggi senza cura, oltreche’ accorciare la strada verso la traslazione al letto dei pazienti”.