Beni culturali, il coordinamento delle politiche prima di tutto

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La prima cosa che si insegna a chi vuole suonare il pianoforte è che la relazione tra un dito della mano e l’altro dev’essere sempre mantenuta perché in questo caso si conserva l’equilibrio dei tendini e dei muscoli. Nella gestione dei beni culturali deve succedere la stessa cosa. Siamo a Napoli dove la situazione trasporti è, per dirla con un eufemismo, complicata.
Non possiamo rischiare di sprecare l’occasione che cause varie e composite stanno regalando a questa città sotto forma di gerle e gerle di turisti che vagano giustamente rapiti per le strade di una città non facilissima ma bella da morire. D’accordo sono turisti, quindi in vacanza e con tanto tempo a disposizione. Possibile che il loro tempo debba però essere trascorso cercando di raggiungere questo o quel bene culturale, col rischio di arrivare ad orario di chiusura, di perdere la visita guidata o semplicemente di giungere sfiancati alla meta quando magari con un organizzazione più attenta dei gestori si sarebbe potuto risparmiare tempo e fatica? In quest’estate napoletana due mostre complementari l’una all’altra organizzate nello stesso mese ma in due luoghi che le difficoltà di trasporti e l’impietosa canicola agostana rendono lontanissimi centuplicando tutti i parametri del sistema metrico decimale. La gestione dei beni culturali in città non ha pensato, infatti, di favorire il passaggio dal Madre a Palazzo Reale con un adeguata soluzione di trasporto mirato. Ecco che la retrospettiva dedicata dal Museo Madre a Mario Martone, fondatore del gruppo teatrale Falso Movimento, resta fisicamente lontana, completamente staccata dalla mostra che si tiene a Palazzo Reale sulla dimensione plurale di Teatri Uniti e la sua natura di casa artistica e produttiva dalle porte aperte. Due mostre che in realtà potrebbero essere una sola, con approfondimenti dedicati anche agli altri due registi Servillo e Neiwiller, per un risultato che sarebbe stato completo, armonico, equilibrato come il movimento delle dita di una mano. La formazione di un turista atleta non è ovviamente uno degli scopi dei gestori ed organizzatori di mostre. La sua trasformazione in un Indiana Jones dei siti culturali (indomito e sprezzante dei pericoli si avventura dal Corso Vittorio Emanuele per raggiungere la via Palizzi al Vomero percorrendo scale infestate di buche, erbacce) potrà risultare pittoresca, ma alla lunga non potrà durare. In una città la programmazione e il coordinamento di ciò che si organizza sono necessari ed indispensabili, sono il primo dei compiti del gestore. La condizione dei trasporti non può essere facilmente risanata perché le problematiche impongono tempi lunghi e accordi farraginosi. Molto bene, anzi male. Il problema non può essere risolto dai gestori dei beni culturali, è evidente. Una soluzione di trasporto a servizio dei visitatori dei siti culturali e dei musei, ad un prezzo simile a quello dei trasporti cittadini, frutto di collaborazione e coordinamento tra i siti stessi, renderebbe autonome le strutture dalla bagarre politica e promuoverebbe una fruibilità degli spazi e dei siti un po’ più smart, si direbbe con un lessico contemporaneo e aggiornato, più “giusta” avrebbero detto i ragazzi degli anni andati, più agevole direbbe il buon senso. Il risultato sarebbe un incremento notevole delle visite e l’eliminazione di un problema fondamentale per l’autonomia economica dei beni culturali. Purtroppo la pratica del coordinamento, della relazione tra le parti e delle parti con il tutto, appare disgiunta da qualsiasi forma di gestione in città. La gestione di un bene culturale o del complesso degli stessi su un territorio più grande deve necessariamente trovare un equilibrio grazie alla comunicazione tra le parti in azione. Ed in un epoca 2.0 la comunicazione è pane quotidiano per tutti. Dunque il problema non dovrebbe esistere, o comunque è superabile. Il rischio se le dita della mano non sono in relazione tra loro, è un movimento scomposto delle dita stesse che impedisce il funzionamento dell’arto. Ed allora non rimarrà che sventolare mestamente le manine scomposte mentre i turisti si allontaneranno.